Retaggi Sumeri
Sono molti gli imprinting che la civiltà sumera (per quello che conosciamo) ci ha lasciato in eredità nelle odierne strutture sociali. La suddivisione del lavoro è una di quelle, la cosiddetta specializzazione. La conseguente divisione in caste, la conduzione verticistica della vita pubblica, sono anch'essi retaggi della lontana civiltà dei due fiumi. Cos'è cambiato da allora? La storia ha visto un susseguirsi di imperi, guerre, movimenti filosofici e spirituali, impensabili sviluppi tecnologici eppure assai poco è cambiato, per la vita del singolo uomo, da allora. Le caste sono sempre presenti, non quelle delle populistiche accuse recenti, ma quelle della gestione della sfera spirituale (il contatto con gli dei) oppure quella dell'amministrazione della giustizia terrena o della conduzione delle relazioni internazionali o della guerra e financo delle pratiche mediche. Al vertice della onnipresente società piramidale, un piccolo consesso di 'unti dal signore' ed astronomi chiusi in una sfera imperscrutabile e dotati di un corredo di conoscenze ermetiche oscure, di un sapere esoterico non divulgabile.
La situazione attuale non è diversa da allora! Assai poco è cambiato...l'inaccessibilità e l'impermeabilità delle caste è un dato di fatto agghiacciante. Il mutuo sostegno delle modalità con cui il potere si manifesta assicurano la silente successione di generazione in generazione degli eletti a perpetrare l'oscena litania di una rete costrittiva che è il potere in se, la sua non necessarietà alla vita collettiva e la sua sostanziale perniciosità per l'indole più pura ed elevata dell'essere umano. Viviamo in un sistema di reti che impediscono i movimenti liberi così come i profondi solchi nel fango rendono difficoltosa la svolta di un carro.
In Italia, il paese della chiesa e della mafie, l'eredità al comando è quasi un dogma primordiale oscuro, ammantato da quell'alone di pseudo-ermetismo magico che sembra quasi legittimarlo. Oscuri conclavi presidiano la successione nelle posizioni chiave delle strutture del male designando i peggiori o i più malleabili a svolgere il ruolo di aguzzini di una gestione del territorio che porta solo morte e desolazione. Il fallimento dell'ingenua idea di progresso è li a testimoniare tutto ciò. Non c'è scampo per chi si immerge nel fango ma non c'è scampo nemmeno per chi decide di starne fuori. Oggi, nel 2011 non è più possibile e le scie chimiche, con la fase finale del processo di irretimento (quello celeste) stanno li a dimostrarlo e a ricordarlo a tutti, anche quelli che si sentono al sicuro, fisicamente distanti dall'olezzo delle 'umane' cose.
Tutto è distruzione e tutto è rimedio. Il sistema nasce per distruggere adiuvato dalle poverissime conquiste tecnologiche che forse sono solo regalie dei Danai! (Timeo Danaos et dona ferentes!) Il sistema nasce anche per porre rimedi tardivi ed inutili allo scempio di anime e bellezza che è stato fatto. Il crollo di un ponte fa crescere il Pil? Un terremoto fa crescere il Pil? Certo che è così! Il sistema distrugge, il sistema ripara, in un crescendo di potenzialità e di volumi verso la distruzione planetaria. Di questo agire lurido non è dell'uomo la colpa. L'uomo è vittima della sua mancanza di coraggio e della sua ignavia. Troppe volte si è piegato ad amministrare la 'cosa' d'altri. Oggi che ognuno di noi potrebbe rendersi indipendente, ecco nuovi bisogni e seduzioni che portano altra distruzione e rimedi ancora più potenti e sofisticati.
La moneta di tutto ciò si chiama vanità, stupidità, violenza e sopraffazione. La cura per tutto ciò si chiama coraggio, bellezza e generosità. L'imprinting sumero è l'immutabilità delle relazioni umane. Alcuni bagliori di luminosa umanità sono apparsi nella storia, subito soffocati nel sangue di chi ha ricevuto l'ordine di mantenere uno status quo profondamente lontano dalle nostre migliori esigenze. L'oggi è eredità di ieri e ieri non è mai passato. Chi batte denaro è il Signore, lo si vuole capire o no? E la cacciata dei mercanti dal tempio si è conclusa con lo scolare di sangue vermiglio dalle braccia di una croce oppure, in tempi più recenti, dai lucidi proiettili esplosi dalla carabina di un povero candidato manchuriano.