Monkey see and Monkey do
Agli operai del gruppo Fiat sono stati tolti dieci minuti dagli esigui trenta a loro disposizione per la pausa pranzo: era davvero necessario per l'avvenire del marchio? La maggior parte delle persone che lavorano, lo fanno in ambienti malsani, privi di illuminazione naturale e mal areati: seduti dieci o dodici ore la giorno, sotto l’influsso negativo di lampade al neon, di fronte agli schermi dei PC e rivolti verso, nel migliore dei casi, un estraneo estraniato. Alcuni dei lavori più comuni sono protratti senza alcun compenso nei fine settimana con il silenzio assordante dei sindacati che, quando dovrebbero, stranamente non intervengono. Il lavoro in genere si basa su istanze ripetitive ed avvilenti e ben poco spazio lascia all’iniziativa individuale (vieppiù paventata) od a goffi tentativi di personalizzazione. Le pause pranzo altro non sono che code ai bar e ristoranti all’insegna del ‘volèmose male’. Questo è il contesto in cui viviamo. Tutto ciò poi è funzionale solo alla mera sopravvivenza, inseguiti da uno stato onnivoro e meticoloso quando si tratta di tassare, distratto ed inappetente quando si tratta di donare. Un essere umano, in queste condizioni, perde il rapporto con gli elementi, con se stesso e con finalità diverse ed imprevedibili che trovano il loro punto artificiale di coagulazione attorno alle fandonie televisive od ai magici rituali di un credo religioso imposto, vissuto senza la dovuta partecipazione e l’auspicato approfondimento. Un corollario di inquinanti pratiche diversive occupa i periodi di inattività: pericolosi ‘pacchetti viaggio’ in località sconosciute alla partenza e misconosciute all’arrivo; dolorose pratiche sportive all’insegna dell’ossessività e della inutile performance; spazi culturali entro luoghi cimiteriali impregnati di ciò che qualcuno, dall’alto, considera oggi cultura. In questa trepidante ciclicità che si alimenta da sola, ci accorgiamo di essere i veri pronipoti del ‘lavoratore primitivo’: i servi nel giardino del signore. Non è forse fonte di soddisfazione lavorare umilmente alla vigna del signore o dei suoi sostituti terreni? No?
Ultima considerazione: credo che le mansioni essenziali siano in percentuale decisamente minoritaria rispetto al totale (azzardo un 20%?) ci troviamo quindi di fronte ad una mole impressionante di lavorìo fine a se stesso in condizioni peraltro di evidente regresso. Tutta questa mastodontica organizzazione del lavoro infatti non ha neanche permesso di migliorare le nostre condizioni sociali ed economiche.