Il Nemico
L’extracomunitario non gode dei diritti dei comunitari. Esso infatti, nei nostri pensieri reconditi, usurpa una parte di territorio che geneticamente non gli appartiene. Teoricamente concediamo a tutti diritti e dignità, praticamente però confiniamo e schediamo chi, a nostro giudizio, non possiede prerogative pari alle nostre. Come diceva Bellavista: ‘ognuno è sempre meridionale a qualcuno’. Chi si comporta così nei nostri confronti? Chi è il nostro ‘settentrionale’? Chi controlla, scheda e dirige? Qualcuno ci considera tutti potenziali attentatori Kamikaze (e questa non ce la immaginavamo proprio!) ed allora ci avvolga una profusione di pericolosi Body Scanner e palpeggiamenti intimi, accompagnata da gravi violazioni della privacy, sempre per la difesa da noi stessi, si intende. La marchiatura individuale è l’obiettivo finale, il mezzo ultimo che permetterà il pedinamento definitivo da parte di qualcuno che si è arrogato il diritto di plasmare il nostro futuro, ritenendoci, a torto, incapaci di gestirlo e di avere invece solo lui la saggezza per farlo. L’Altro deve essere posto in recinti, schedato e lasciato languire per poterne decidere con comodo il destino, non di uomo libero sembra trattarsi infatti ma di un problema da risolvere. I nostri recinti: il recinto economico ad esempio, che ci soggioga e che ci impedisce di vivere, viaggiare, conoscere. Spostarsi da un luogo all’altro infatti è sempre più costoso e difficile. La mappatura delle nostre vite è completa, intima e pervasiva, siamo osservati da uno stuolo di telecamere attive, sempre per la giusta difesa da noi stessi, ricordiamoci che siamo pericolosi, insidiosi, schizofrenici ed imprevedibili. I modelli comportamentali propinateci dalle televisioni cercano di indicarci la retta via, fatta di mille appagamenti superficiali del nostro Ego e della nostra libido ma noi, caparbi, non ci accontentiamo, vogliamo di più, il frutto della conoscenza addirittura, ed allora che giunga inesorabile la punizione divina, ce la siamo meritata! La cacciata dal paradiso ricorda sempre più la cacciata dal nostro ecosistema originario. Non saremo noi però ad andarcene fuggiaschi ma il ‘paradiso’ stesso a diventare un inferno. Siamo troppi, sporchi, pericolosi ed infidi per qualcuno, ma questo qualcuno chi è? Questa è la vera domanda da porci. Chi trasforma il nostro mondo in un luogo sterile e freddo (disseminando pure la sua superficie di simbologie deleterie) così com’è fredda e sterile la superficie metaforica di una privazione affettiva? Noi siamo i pazzi, i collerici, gli assassini potenziali, i matricidi, gli incestuosi, e la cura coatta consiste nell’ingestione di tonnellate di psicofarmaci all’anno che sono ormai parte integrante del nostro ecosistema, oltre alle Radioonde, essenziali per l’elettroshock di massa. Sono i nostri recinti a cui, in fondo, cominciamo davvero ad affezionarci, così come l’oppiomane si affeziona alla sostanza che lo culla come un bambino, privandolo però delle sue potenzialità ed avvelenandolo pian piano. Abbiamo allora un problema di maturità collettiva? Di un’adolescenza eterna? Come immaginiamo il nostro futuro? C’è una forza in tutti noi che non siamo ancora riusciti ad individuare con certezza? Forse basterebbe invertire la nostra sensazione autopunitiva di considerarci dissennati e pericolosi per intraprendere un cammino nuovo fatto di progetti solidali, rispetto e generosità. Ci riteniamo o meno degni di vivere su questo pianeta? Hanno ragione ‘loro’?