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Voragini Anomale Crescono - agg.

Pubblicato il da G B

        freeskies sinkhole 1

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Le voragini anomale continuano a fare notizia (perlomeno negli  States) anche perché nel 2013 sono più che raddoppiate in numero rispetto agli anni precedenti. Cosa succede e perché questo sorprendente incremento? Sta accadendo qualcosa a tutta la crosta terrestre? Ricordiamo come le anomalie riguardino sia la forma di queste voragini, di solito cilindrica o tronco conica, sia il loro luogo di apparizione, spesso nel bel mezzo delle carreggiate. Le autorità restano spesso sconcertate dal fenomeno di cui non riescono a trovare una spiegazione o che tentano un po’ goffamente di giustificare come smottamenti del terreno di origine antropica.

 

Nel video a questo  link, una signora spiega come sia stata improvvisamente inghiottita con la sua automobile da una voragine atipica apparsa repentinamente nel centro di una grossa arteria stradale. In quest’altro link possiamo documentare l’avvenuto incremento di queste voragini e l’aumento delle loro dimensioni in diametro, che può arrivare sino a centinaia di metri.

 

In Cina i ‘sinkhole’ accertati sono centinaia ma quanti saranno quelli di cui non sappiamo nulla? Stiamo monitorando un aspetto di una terribile arma di ultima generazione oppure dobbiamo pensare che il pianeta Terra si stia ‘sforacchiando’ da solo? Restano da considerare gli aspetti psicologici del problema, di grave entità. Una popolazione sottoposta a questo tipo di ‘interventi’ viene infatti destabilizzata nel profondo, come è avvenuto nella città di Harrisburg dove le voragini anomale apparse sono state, in pochi giorni, addirittura 41! Resta da osservare e monitorare un fenomeno davvero pericoloso ed inquietante, l'ennesimo di quelli che, guarda caso, spesso solo i canali di informazione alternativi riportano.  

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Le Prove della Menzogna

Pubblicato il da G B

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pietra e powell

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L’ufficialità mente? Si, e ne abbiamo le prove. Ricordate la boccettina di antrace sventolata da Colin Powell (quello che faceva la parte del ‘buono’, figura di colore anticipatrice di Obama/Soetoro) di fronte nientemeno che all’assemblea dell’Onu per giustificare l’attacco genocida contro l’Iraq? Si scoprì pochi mesi dopo che Saddam Hussein non possedeva armi chimiche e quella menzogna è costata soltanto la vita di milioni di cittadini iracheni inermi, donne e bambini. Gli stati mentono eccome! Fu mostrata anche la fotografia di un camion modificato in grado di produrre e stoccare armi chimiche, se non altro per giustificare l’assenza di stabilimenti ad hoc. Questa menzogna deliberata ha prodotto morte e devastazione, torture ed ingiustizie che l’evoluto occidente ha già dimenticato. Nella foto qui sopra lo troviamo accanto ad un'altra menzogna: la pietra 'lunare' donata dagli astronauti della Nasa al Rijksmuseum di Amsterdam. Ebbene era  falsa, solo un pezzo di albero fossile! Dal sito del  Il Post:

 

‘Nei mesi successivi si scoprì che gran parte delle informazioni e delle ricostruzioni presentate da Colin Powell davanti ai membri del Consiglio di sicurezza erano false. Non c’erano laboratori mobili né enormi arsenali di armi di distruzione di massa. Molto tempo dopo, nell’estate del 2008, si conclusero anche le indagini sugli attentati all’antrace: l’FBI disse di aver raccolto abbastanza prove da poter dire che il colpevole era Bruce E. Ivins, un microbiologo che lavorava per il governo, che non fu mai processato perché si uccise poche settimane prima dell’annuncio. Nel febbraio 2005, Powell definì il discorso al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite – e l’esposizione degli argomenti prodotti dai servizi segreti americani e inglesi – una “macchia” sulla sua carriera.’

 

Ricordate il presunto affondamento di una nave statunitense nel golfo del Tonkino in Vietnam? Fu il pretesto per attaccare la parte nord di quel paese seminando desolazione e barbarie. Anche in quel caso si scoprì che la nave non era nemmeno esistita! Dobbiamo concludere come l’ufficialità sia avvezza alle menzogne anche se dovessero provocare direttamente milioni di morti!

 

La facciata degli stati è logora e non occorre divenire complottlsti per dimostrarne la mendacia, lo fanno benissimo già da soli. Una riflessione su di una notizia di statistica di questi giorni: la disoccupazione giovanile si è attestata al 41% del totale. Beh, si dirà, in fondo più della metà dei giovani allora lavora! Non è così, occorre considerare la mole di ragazzi che stazionano nelle università pubbliche e private ben oltre gli anni previsti dal loro ciclo di studio. Essi preferiscono, potendo, approfondire le conoscenze piuttosto che girovagare senza lavoro. La percentuale reale di disoccupazione sale così ‘magicamente’ perlomeno al doppio di quanto comunicatoci. Per la situazione economica vale lo stesso procedimento? Ci stanno mentendo sulla reale consistenza della crisi? Il vero problema è che non lo sapremo mai, perlomeno da loro.

 

Per ultimo vorrei ricordare le menzogne imposte sulle scie chimiche, in atto ormai da decenni, che la  Presidenza della Repubblica ha ammesso come operazione in corso mentre altri apparati statali o parastatali fanno di tutto per impedirne la conoscenza. Anche in questo caso l’ufficialità mente sapendo di mentire. Quante vite umane ci costerà tale ennesima menzogna? Guardatevi invece il sapiente video della 'piccola grande tempesta'  Sophia Smallstorm.

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Vivere in una Dittatura

Pubblicato il da G B

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Come si sopravvive in una dittatura? Come si può dare seguito alla nostra esistenza limitando i danni, dando al contempo una chance al nostro futuro? Occorre doverosamente guardarsi addietro e fare riferimento ai periodi più cupi passati senza smettere di interrogarsi sull’origine artefatta dei cosiddetti ‘moti della storia’. Che parte ne ha avuto infatti il singolo individuo?

Che l’oggi abbia i connotati di una dittatura non dovrebbe più stupire. La possibilità che un individuo od un gruppo di individui vi possa incidere in qualche maniera, modificando il corso delle direttive imposte dall’alto, è praticamente nulla. Dobbiamo purtroppo prendere atto ci ciò con grande freddezza. Il potere si è costituito (perlomeno nel nostro grottesco paese) per evitare qualsiasi interferenza con lo svolgimento delle sue ‘linee guida’ da parte di chicchessia. Sono convinto infatti che la politica non abbia peso alcuno nella vita collettiva e che le decisioni su quanto debba accadere vengano prese in ben altri lidi a noi inaccessibili. Eppure anche in quell’inquinatissimo contesto non si può entrare senza possedere un solido ‘passi’ esoterico, una sorta di lasciapassare elargito solo a chi si sottomette ai voleri alti e promette di non incidere sulle direttive ultime del gioco in corso. Ogni movimento ‘politico’ infatti o è supportato direttamente dai poteri occulti oppure viene annichilito, infiltrato, disperso o depistato e reindirizzato altrove.

Lasciando stare quindi i lidi politici, l’attenzione si sposta verso l’attivismo di base, spontaneo ed intraprendente. In quel caso la situazione è più sfuggente ma l’apparato di controllo continua comunque a svolgere il suo lavoro ed io credo che ogni gruppo spontaneo che superi i dieci elementi sia sottoposto d’ufficio ad una azione di infiltrazione ed attenzione. Un tempo si definiva ciò come ‘riunione sediziosa’.

Le comunicazioni vengono monitorate, le relazioni interne ed esterne pure. Ogni gruppo fa paura al potere occulto sia in termini pratici ed immediati che in quelli più propriamente ‘spirituali’, e deve quindi essere monitorato.

Durante il fascismo si poteva scegliere la via delle montagne oppure la dissidenza silenziosa ed individuale. Se si era fortunati c’era il confino in qualche cittadina dell’entroterra in cui si poteva svolgere una vita relativamente tranquilla con relazioni umane soddisfacenti. La dissidenza attiva comportava invece dei rischi elevati ed inevitabilmente si rischiava di essere inglobati in meccanismi piramidali di stampo militaresco, sebbene creati per fini comprensibili di sicurezza.

Tornando all’oggi, resistere e sopravvivere sembra l’opzione percorribile più per necessità che per altro. Alcuni raffinati intellettuali ben vigili si sono già ritirati da decenni in piccolissime realtà umane dalle quali continuano la loro attività di ricerca e denuncia indiretta. Ragioniamo infatti con lucidità: il MUOS si farà? Si faranno la TAV e le Scie Chimiche? Si continueranno a creare gli eventi artificiali? Si proseguirà con l’imposizione dei protocolli sanitari ufficiali? Si continuerà a tassare brutalmente l’individuo? Certo che si!

Il MUOS è già stato installato. La TAV va a gonfie vele grazie alla legge marziale. Le Scie Chimiche continuano allegramente a lordare cieli, terra ed acqua. Gli eventi possiedono un loro imprinting artificiale ormai francamente nauseante. La sanità pubblica, impoverita dai tagli finanziari, non ha la forza di rigenerarsi anche se volesse. La tassazione e la burocràzia hanno ormai annichilito qualsiasi iniziativa economica o produttiva.

Non ci resta che la nausea? La libertà di provarla e denunciarne l’esistenza? Oppure altre vie sono percorribili? Lascio questi interrogativi a chi legge queste righe, immaginando che se li sia già posti anni addietro. Non possiamo smettere però di pensare, riflettere e ricercare almeno fino a quando le nostre capacità intellettive siano ancora parzialmente integre, cercando così di contrastare l’impatto neurodegenerativo di massa delle operazioni di avvelenamento multilivello che osserviamo. Una prospettiva entropica ci attende ma forse ci sfugge ancora una chiave di lettura essenziale a cui si può giungere, immagino, grazie all’azione di ricerca e diffusione delle informazioni che alcuni individui svolgono esemplarmente da sempre, ben oltre il loro personale tornaconto, a cui deve essere indirizzata quindi la nostra gratitudine, nel presente come nel passato, condividendo liberamente il tutto con gli scampoli di alta umanità superstiti. A questo proposito vorrei ricordare che alle dittature hanno fatto sempre molta paura l’ironia e la creatività, le ‘armi’ del libero pensiero difficilmente confinabili e prevedibili.

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Frammenti di un Dio Perduto

Pubblicato il da G B

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berretto frigio

 

Potrebbe apparire lezioso concentrarsi sugli aspetti di un culto perduto agli albori del nostro mondo occidentale, sottoposti come siamo alle devastanti operazioni di manipolazione genetica che andiamo osservando. Eppure la stessa manipolazione ha colpito (e colpisce tutt’ora) anche gli aspetti del nostro vivere più profondi e spirituali, non da pochi decenni ma da millenni, svilendone ed annichilendone le istanze più pure ed esaltanti.

La figura del Dio Mithras (nella corretta dizione greca con ‘s’ finale) è stata per quasi un secolo relegata ad un culto misterico e ctonio di origine persiana che aveva coinvolto soprattutto la casta militare romana nei primi secoli dell’era cristiana, per poi disperdersi pochi secoli dopo, con l’avanzare in veste ufficiale del cristianesimo.

Una lettura più approfondita di questo culto ad opera dello studioso bostoniano  D. Ulansey, ci disvela invece una sua genesi molto più intensa e vicina, proveniente dai raffinatissimi studi astronomici di quel gruppo di intellettuali gnostici che insistevano sulla città di Tarso, la stessa da cui proveniva l’agitatore culturale Saul Paolo (San Paolo) ebreo, intellettuale e cittadino romano.

In questo crogiuolo di ispirati intelletti, si pervenne alla scoperta (o sarebbe meglio dire ri-scoperta) del fenomeno astronomico della ‘ precessione degli equinozi’ considerato allora come il motore supremo del cosmo, raffigurato proprio in forma allegorica dal Dio Mithras stesso e dalla sua controparte mitologica di Perseo.  Mithras era Perseo, la cui costellazione giace infatti sopra quella del Toro e le cui rispettive iconologie risultano pressoché sovrapponibili. Mithras-Perseo veniva identificato anche con il Sol Invictus (il vero Dio dell’imperatore Costantino) un sole di categoria superiore rispetto ad Helios perché muoveva le sfere superiori del cosmo alle quali il nostro sole ‘planetario’ non appartiene.

L’allegoria astronomica di Mithras quindi abbisognava di gradi iniziatici per essere propriamente compresa, dovuti alla necessità di diffondere gradualmente le corrette nozioni astronomiche di base necessarie. Il leggero occultamento del nome era dovuto a questo aspetto iniziatico ed al sincretismo tipico di quel mondo. La presenza dello scorpione, della coppa, del serpente e del cane sono così facilmente comprensibili grazie alla posizione dell’equatore celeste (la proiezione dell’equatore terrestre sulla sfera del cosmo) così com’era all’inizio dell’età del Toro appunto, nella successione proposta dall’iconologia mithraica, mentre le spighe di grano rappresenterebbero l’inizio della primavera. La presenza dei Dioscuri con le fiaccole elevate oppure abbattute sarebbe da ricondurre agli equinozi, sempre secondo la stretta allegoria astronomica, proposta da Ulansey.

Tale culto non era solo appannaggio della casta militare in quanto era presente in tutto l’impero romano. Santuari mithraici sono stati scoperti ogni dove, spesso rinvenuti sotto le posteriori cappelle cristiane. Il rapporto tra Mithra e Cristo è reso così storicamente come una sorta di sovrapposizione concettuale (e fisica) alla quale certamente la provenienza di Saul Paolo ha dato un grande contributo.

Il culto mithraico era proibito alle donne ed in esso si svolgevano funzioni in gran parte riprese più tardi dalla liturgia cristiana. Si tratterebbe in definitiva di un culto solare di matrice astronomica e gnostica che non si sarebbe mai spento del tutto, trasfigurandosi e mimetizzandosi in altri culti organizzati ed essoterici.

Affascinanti infine le delicate raffigurazioni del Dio Mithras, nell’atto di infliggere al Toro, con stato d’animo sereno e fermo, il colpo di daga alla spalla destra, disponendo la sua testa nel senso opposto come chiara allusione al mito di Perseo e della Gorgone che non doveva essere osservata negli occhi. Da notare infine l’etimologia comune di Perseo e Persia, che ha contribuito a rafforzare la supposta origine iranica del culto, sottolineata dalla presenza dell’immancabile  berretto frigio in testa al Dio, lo stesso che ritroviamo poi come emblema della rivoluzione francese.

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