Un'Esperienza con l'Ayahuasca

Pubblicato il da G B

 

Una Esperienza con l’Ayahuasca

ricevuto da una lettrice in forma anonima (adattamento di freeskies)

Nel 2009 mi trovavo con mio marito in viaggio in Perù, con destinazione nord del paese, Trujillo, Cajamarca e la mitica Chan Chan. Durante una tratta in uno dei bus della Cruz del Sur abbiamo fatto amicizia con una coppia, lui gallese lei svizzera, e ci siamo trovati a parlare senza alcuna remora come capita con le amicizie collaudate. Stavano andando a Pucallpa per incontrare uno sciamano che organizzava una settimana di ritiro prima di assumere l’ayahuasca. Avevo letto delle esperienze con la sostanza da Michael Harner, Graham Hancock, Caetano Veloso ed anche David Icke, ma non avevo mai pensato che la questione potesse riguardarmi. Non pensavo a me come candidata possibile di una cerimonia con bevande allucinogene. Con la mia formazione giuridica, solidamente razionale e scettica, gia’ mamma e moglie di un ingegnere, disinteressata a cio’ che non fosse concreto, ecco come mi sarei descritta.

Arrivati a Pucallpa ci siamo aggregati al gruppo, circa 30 persone di varie nazionalita’ occidentali, verso il posto prescelto per la cerimonia, che era all’interno della selva amazzonica. Qui sotto la guida dell’ayasquero don Augustin ci siamo preparati per qualche giorno alla cerimonia, non mangiando carne ed evitando fumo ed alcool. Don Augustin era un omino piccolo e smilzo che emanava una grande autorità, una delle poche persone che ho conosciuto a cui potrei attribuire il titolo di “figura paterna”. Al suo cospetto ci si sentiva sotto controllo, retrocessi a un idilico momento nel’infanzia dove qualcun altro si curava di te. Parlando spagnolo mi sono trovata nella felice posizione di comprendere e apprezzare il suo spiccato umorismo ed il polso con cui conduceva un gruppo di adulti che non lo capivano.

La notte della cerimonia ci siamo trovati tutti insieme a sedere in cerchio su una stuoia in una struttura circolare col tetto di paglia. Sentivamo una corrente di solidarieta’ circolare tra di noi e, spontaneamente, ci eravamo divisi ed aggregati tra neofiti e veterani. Assaggiato l’infuso di chakruna, ci assalì un sapore disgustoso, tra l’acido, il rancido e l’amaro, indescrivibile. Ad un momento prestabilito le luci delle candele vennero spente perche’ dovevamo stare nell’oscurita’ totale. Nel buio si sentiva don Augustin cantare gli icaros, versi ispirati dalla pianta che egli cantava in onore della pianta. Difficile dire quanto abbiamo aspettato prima di avvertire i primi effetti ma ad un tratto ti trovi come avvolto da fasci luminosi, vortici di luci psichedeliche, luci danzanti, luci piroettanti, ogni genere di luce mi si parava davanti, dentro, sotto, sopra. Non so descrivere la meraviglia. E poi forme, fiori, cascate di colori. Ad un tratto una formazione di losanghe marciano verso di me e pulsano, scomponendosi come se fossero formate da decine di specchi, si ricompongono, si restringono e si allargano. Pur rapita da questa visione mantengo il contatto con la realta’ e sento che qualcuno accanto a me ansima come un mantice. Comincia a farsi strada il senso dell’udito, reale, e mi riporta il suono di qualcuno che vomita. Mi pare di sentire tutto un digrignare di denti. Mi prende un gran freddo ed inizio a tremare. Chiedo a mio marito di coprirmi con la coperta e poi devo vomitare.

Comincio a vedere meno armonia nel pattern che mi danza davanti agli occhi, le immagini si fanno frastagliate. Mi sembra che qualcosa mi tiri forte dalla testa, dal cranio, e che il corpo non obbedisca piu’ a me. Ho la sensazione di cadere in un abisso nero. Cado in uno spazio nero che mi sembra infinito però claustrofobico, poi perdo il senso del corpo ed il panico mi inghiotte perche’ provo una solitudine totale, assoluta ed immagino di stare per morire. Non sento più suoni né il corpo, percepisco questo vuoto nero e ostile in cui precipito e mi sento in trappola. Ad un tratto, debolmente, non voglio morire. Comincio a piangere. Dal buio si apre una porticina da cui marciano questi omini che sembrano anche bambini, un po’ robottini, che mi raggiungono e mi infilano degli arpioni con cui tirano, ed io provo un terrore non descrivibile. Sono a pezzi, tirata da questi arpioni/uncini, sono in cento pezzi ed ogni omino tira un pezzo e la mia voce  implora perdono e dice che non lo farò più. Sento in lontananza una musica.

Ricomincio a vedere bagliori di colori, più tenui, e realizzo che sono viva. Mi pare che mi vengano incontro delle braccia di pianta, come alghe colorate, penso che la pianta sia femmina. Ha un volto come quello delle divinità del candomblé bahiano, lunga, tipo maschera di legno. Mi consola. Capisco ora cosa si intende per traboccare di gratitudine. Dai miei pori fuoriesce un mare d’acque e io ripeto grazie, grazie, grazie, un milione di volte.

Dopo un certo tempo riesco a riaprire gli occhi e vedo il mondo ancora un po’ distorto ma familiare. Piagnucolo perché è bello. Sono passate 5 ore, mi diranno poi. L’effetto della pianta non e’ del tutto sopito, sono debole e ho la nausea. Vorrei strisciare.

Non prendo parte alle altre due cerimonie previste. Nessuno mi aveva preparato allo spavento che ho provato, convinta come ero di stare morendo. Don Augustin ci dice che la pianta ha un messaggio per ognuno, e che sta a noi ascoltarlo una volta che l’effetto dell’infuso si spegnera’ lentamente, nei giorni successivi. Personalmente se ho ricevuto un messaggio probabilmente non sono stata in grado di recepirlo. L’esperienza non mi ha resa migliore. Mi pare che la pianta mi abbia masticata e sputata via.

Ma coloro che avevano problemi di salute ne hanno tratto giovamento. A loro la pianta ha parlato con chiarezza, dispiegando i suoi effetti benefici. Un ragazzo belga che aveva un tumore allo stomaco mi ha giurato di essere guarito. L’avevano dato per spacciato ed invece un anno dopo mi scrive che sta bene, come gli aveva detto la pianta e prima ancora don Augustin. Una ragazza spagnola aveva problemi psicologici perché si sentiva responsabile del suicidio della madre. Dopo anni di depressione si colpevolizzava per non averlo saputo prevenire ed impedire. Ci ha scritto che la pianta l’ha consolata e che è stata in grado di farle domande a cui ha ricevuto risposte.

Mio marito ha avuto una visione tranquilla, con qualche problema a trattenere la pozione nello stomaco. Ha visto delle cose che l’hanno rasserenato, quanto a cambiarlo o a impartirgli degli insegnamenti direi di no anche nel caso suo. Eppure entrambi avevamo/abbiamo dei nodi emozionali di situazioni irrisolte su cui non mi sarebbe dispiaciuto avere un suggerimento risolutivo.


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