Tre giorni di Buio

Pubblicato il da Ghigo Battaglia

 

 

Dal blog di Paolo Franceschetti (1), riposto alcune frasi dall’articolo intitolato ‘Ancora sul Black-out Prossimo Venturo’. L’articolo è completo e ben documentato e si basa su considerazioni logiche e semplici. Purtroppo lo scenario previsto è una catastrofe economica e sociale, indipendentemente se il black-out si produrrà o meno: carestie di materie prime, impossibilità di rifornirsi di generi di prima necessità, collasso dei sistemi, conflitti. Davvero non saprei se condividere tali affermazioni o meno, dobbiamo però ammettere che i sistemi, tutti, hanno un punto limite di rottura e che ci stiamo avvicinando velocemente a quel punto. I sistemi sono tutti interconnessi e quindi alcuni potranno allungare la propria tenuta perché sostenuti da altri contigui, resta il fatto che nessuno di essi è eterno o inviolabile. Da piccolo facevo un gioco con la sabbia: attorno ad una canna posta verticalmente, si costruiva una collinetta di sabbia per sostenerla, il gioco consisteva nel togliere una manciata di sabbia senza far cadere la canna. La sabbia non era infinita e prima o poi la canna, privata del sostegno della sabbia, cadeva.

 

L’assalto all’umanità ha molti volti conosciuti e chissà quanti sconosciuti. Quello economico è il più evidente, quello ambientale bio-chimico un po’ meno. Ancor meno lo è quello radioattivo ed elettromagnetico. Eppure tali assalti esistono, sono in attività e continuano a togliere sabbia alla canna. Non so se la caduta sarà improvvisa o se la canna si inclinerà pian piano prima di disporsi orizzontalmente. Non credo che nessuno possa prevederlo, credo però che ci si stia avviando verso un futuro di necessaria resistenza ad oltranza. Scrive Franceschetti:

‘… una catastrofe del genere sarebbe perfetta per creare una situazione di emergenza che poi giustificherebbe leggi eccezionali di tipo restrittivo e la militarizzazione dei territori. Ora, dal momento che questo non farebbe che accelerare dei processi naturali che sono già instaurati, come la crisi finanziaria, le guerre inutili che ci sono quasi in ogni parte del pianeta, e la sistematica politica di distruzione delle culture cosiddette primitive, nonché le culture orientali e islamiche, in effetti mi parve che un blackout globale possa essere solo un modo per accelerare i processi di distruzione in atto ovunque’.

 

Ed ancora:

‘Altra cosa che poi mi ha stupito, in questi anni, è vedere persone della più diversa estrazione culturale e sociale, pur senza avere le notizie e le fonti che ho io, dare per scontata un imminente catastrofe’.

 

Ed infine:

‘… non so se ci sarà un blackout o no, ma comunque presto verrà creata una situazione sociale molto simile, con la chiusura di banche e supermercati, gente alla fame e conflitti sociali violenti. L’importante, per chi comanda, è il fine. Il mezzo, in fondo, conta poco, e se con i recenti provvedimenti del governo Monti, almeno in Italia, si riuscirà a raggiungere l’agognato risultato di portare al caos l’economia, in fondo potrebbero anche rinunciare al blackout. All’estero ovviamente creeranno situazioni analoghe’.

 

Come comportarsi? Forse, inserire questa possibilità tra le ipotesi sul futuro non è un passo sbagliato. Considerare anche questa eventualità (tra le altre) e predisporre una ‘via di fuga’ il meno dolorosa possibile. Immaginare un luogo sicuro dove recarsi e dove potersi sfamare e scaldare, non è un esercizio inutile. Un errore è però, a mio parere, generare pessimismo e rassegnazione: nessuno sa con precisione cosa ci attende il futuro e quando cadrà la canna. Sono inoltre personalmente convinto che  una sorta di energia eterica, in mano ad ognuno di noi, possa comunque influire grandemente sul reale.

 

(1) http://paolofranceschetti.blogspot.it/2012/09/ancora-sul-blackout-prossimo-venturo.html#more

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