Sulle Gerarchie di Potere

Pubblicato il da G. B.

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Io credo che il nostro vero problema sia costituito dall’esistenza delle gerarchie di potere e comando; tutte le gerarchie di potere e comando. Da quando il dio biblico ‘assumeva’ Abramo e poi Mosè nella conduzione degli affari terreni, il problema principale per il fiero popolo ebraico erano i dignitari, gli intermediari ed i vassalli di un potere al tempo sottile ed invasivo che lo distoglieva dal suo naturale cammino.

Le incredibili vicende di un popolo reso nomade dai voleri di un personaggio anomalo, dotato di mezzi persuasivi violenti e perentori, sono la testimonianza di un percorso naturale interrotto, di un destino programmato verso un piano a lui alieno.

Le gerarchie si sono modellate sui protocolli disumani di cui il ‘gregge’ non ha in effetti assolutamente bisogno. La necessità del comando e della presenza delle autorità è un concetto inculcato nella mentalità di un’umanità dolcemente e naturalmente anarchica.

Le strutture di potere generano ingiustizie, clientele, classismo, indifferenza. Lo sa bene chi vive nella capitale. Più le strutture di comando sono organizzate e verticistiche più hanno l’ossessione del controllo. Il potere si fonda sui desideri immorali di chi sfrutta il prossimo in modo parassitario. Il potere è sempre usurpato. In questi ultimi anni bui, assistiamo sempre più all’allontanamento dei vertici verso un empireo occulto. Addirittura nel ‘democratico’ e popolare movimento di Beppe Grillo possiamo notare l’andazzo di questo nostro cupo zeitgeist.

Nulla come l’anarchia ha suscitato le ire del potere. Nulla come l’anarchia è stata utilizzata per giustificare eventi delittuosi ma l’anarchia è incompatibile con la violenza perché è il suo esatto opposto. L’anarchia vuole solo dire assenza di tutte le strutture gerarchiche organizzate dall’origine remota ed incerta. Anarchia vuol dire anche cooperazione e mutuo soccorso. Non so se sia la panacea di tutti i mali ma è senz’altro un sogno da tenere ben desto.

L’assenza di potere è anche l’assenza dei codici occulti, delle simbologie esoteriche, delle caste e delle logge. Senza il potere organizzato non avverrebbe neanche il sacco del territorio, naturalmente predisposto per accoglierci anche in numero ben maggiore di quanti siamo oggi.

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giovanni 05/15/2013 20:40


E’ un problema davvero destinato a rimanere irrisolto questo.


Traviamenti del cosiddetto esoterismo appartengono alla degenerazione del potere, ma, intendo l’esoterismo come il nocciolo, la sostanza più intima di ciò che determina i rapporti puramente
“estatici” con la dimensione profonda della realtà naturale e dunque, “esoterismo” è il nostro bisogno naturale di tradurre in una forma inevitabilmente articolata quanto sensibile, discreta (non
evidente), la tensione lirica preposta a maturare la fioritura interna dell’essere. La nostra è una natura multiforme e cangiante e la prudenza è d’obbligo nell’agire sulle “frequenze” che la
vita offre altrettanto discretamente, non a caso Eraclito afferma che la natura ama nascondersi. La poesia è la midolla dell’esoterismo, non certo i cappucci di loggia e non certo l’obbedienza
cieca ad un sistema verticistico corrotto che si compiace di snaturare, ribaltandone il significato, dei simboli della Scienza Sacra.


Il dio minore veterotestamentario decreta l’avvento dell’Età dell’inganno. Su per giù la datazione dell’inizio del mondo nella Bibbia coinciderebbe con l’avvento dell’attuale Yuga e la stessa
rivelazione mosaica decreta l’avvio della sua fase terminale.


Perdona ma sento di dover dire che l’anarchia non è una via degna per il suo carattere assolutamente positivista, antipoetico e profondamente irrituale. L’anarchia è deleteria in quanto come
fondamento del suo credo intende ricondurre l’uomo al solo uomo, il finito risolto dentro la finitezza.


La complessa teogonia arcaica prova l'esistenza di molteplici dimensioni e multiformi essenze preposte a interagire con la nostra coscienza per la quale l'anarchismo rappresenta la totale
confusione di ogni riferimento valoriale. 


Un esempio sensibile in età contemporanea è offerto dall'anarchico Artaud, il quale rinnega l'anarchia dopo aver compiuto il viaggio iniziatico messicano presso il popolo dei
 Tarahumara.  


Un saluto 


Ghigo Battaglia 05/16/2013 07:11



Mi sembra molto appropriata la sovrapposizione dei tempi biblici con gli yuga. Quello della bibbia è un patto ... che sia il primo cosiddetto 'patto scellerato'
della storia? Ove c'è gerarchia c'è dipendenza, non confondiamo anarchia con la dissoluzione oppure l'horror vacui ci assalirà. I valori non solo vengono conservati ma addirittura esaltati al di
fuori dalle ripide scale delle piramidi del potere. Un linguaggio assoluto veleggia fierissimo al di sopra di tutto ciò ed è meravigliosamente 'in chiaro'. Non ha bisogno di nascondimenti. Tu ti
riferisci spesso al sovvertimento della tradizione. Io mi limito a sottolineare che è stata la stessa 'tradizione' a portarci fino a qui. Perlomeno non è riuscita a risolvere e tantomeno ad
anticipare i nostri problemi. Constato la nostra impreparazione nell'affrontare il 'gigantistico' presente ma più che alla tradizione sento la necessità di attingere a qualcosa che
alberga dentro me stesso. Grazie per il commento. Ciao. 



Zret 05/15/2013 17:44


Homo naturaliter anarchicus...