Sostituzione Indotta

Pubblicato il da G B

 

Scuri  astici a sei chele emergono dal Pacifico come vittime mutanti di un film di fantascienza alla ‘Godzilla’ o ‘Pacific Rim’. Le acque dell’Oceano sono investite da un motore impressionante di cambiamento: la radioattività. Nel Golfo del Messico oltre ai gamberi indigeni nati ciechi (nella foto) si assiste alla loro sostituzione con altre specie (evidentemente più resistenti a questi moderni inquinanti) i cosiddetti ‘ gamberi tigre’.

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gamberi ciechi

Da una parte all’altra degli States le acque sono in ‘lavorazione’ su incarico di entità sconosciute. I nostri cieli non fanno eccezione: vent’anni orsono rondini, passerotti e storni egemonizzavano i cieli della capitale (già inquinatissimi ma per cause diverse) mentre oggi, A.D. 2013, il cielo è sorvegliato dalle enormi e nere cornacchie e dai feroci gabbiani che hanno abbandonato i lidi marini per rifugiarsi sopra le discariche a cielo aperto e su Roma appunto dove gli alberi secolari lasciano il posto alle edere.

 

Come ho sempre temuto stiamo assistendo ad un’operazione di sostituzione e rimodellazione degli habitat naturali verso configurazioni nuove, caratterizzate sempre più dall’anomalia, dalla ferocia, dall’attitudine predatoria.

 

Anche nel settore umano l’operazione di sostituzione è evidente da decenni. I soggetti più puri e sensibili e tendenzialmente altruistici (gli ‘animici’ come li definirebbe Malanga) sopravvivono a stento sotto le ingiurie del nostro tempo iniquo e sotto gli strali sempre più precisi, subdoli e potenti degli agenti del male, dell’indifferenza e della ferocia. Nel campo musicale ed artistico in generale, questa selezione al contrario ha portato alla ribalta gli automi del fare musica e del fare arte: esseri robotici lobotomizzati, perfetti performer freddi e deleteri, cantori di un mondo a venire agghiacciante.

 

Una nuova forma di umanità è alle porte? Le qualità eteriche in via di estinzione? In questa formattazione tecnologica diretta verso un futuro cibernetico ed ibrido, l’essere umano semplicemente non sarà più. Il transumano è la deriva di una oscura pulsione di morte, un annichilimento perentorio su scala cosmica.

 

Il cablaggio forzato delle forme di vita non è una sua implementazione ma una evidente sua sostituzione e morte. Ogni organismo, fin’anche quelli architettonici, possiede una sua integrità. L’intervento posticcio ‘high tech’ equivale a disgregarne le caratteristiche proprie, a creare un mostro che si impossessa della sua essenza originaria per giungere all’oscuramento delle qualità primigenie, alla morte appunto. Questa cupa procedura è espandibile per ogni forma strutturata sia informativa che ‘forma’. Affiancare, parassitare, aggredire e predare equivale a sostituire e quindi a ‘terminare’.

 

Guardandoci intorno però, con occhio critico e distaccato, ci rendiamo conto di essere già tutti un po’ ‘cyborg’ e viene da chiedersi quindi se vi sia una possibilità di scampo a tutto ciò. Ebbene essa c’è ed è proprio dentro ognuno di noi: una grande ricchezza ci appartiene che non riusciamo più a riconoscere.               

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