San Matteo e il Samurai

Pubblicato il da Ghigo Battaglia

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Dalla pratica della Disciplina, non ci si deve aspettare altro che la Disciplina stessa. La Grazia salvifica infatti, individua il predestinato nonostante tutto. La consuetudine con le discipline non implica un obiettivo salvifico ma solo un’attitudine personale, un modo d’essere, utile per fronteggiare la vita e le sue asperità. Non dovremmo aspettarci altro quindi da qualsiasi ‘corpus’ organizzato che non se stesso, sia da quello cattolico e giudaico dei sacramenti e dei dogmi, che da quello attivo dello yoga e della spiritualità orientale, dai rituali marziali (occidentali ed orientali) all’esoterismo d’accatto delle mafie e delle massonerie. La Grazia è felicemente indipendente da tutto ciò.

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Chinare quindi il capo a consuetudini e rituali non servirà a garantirci null’altro che un benessere immediato ed intrinseco, se poi tale benessere non dovesse neppure esistere, le ritualità rischiano addirittura di straripare nella maniacalità ossessiva, sterile e programmata. La Disciplina quindi deve costituire un cammino personalissimo alla ricerca del benessere, perché il ‘condirla’ con finalità metafisiche rischia di rappresentare uno sviamento delle proprie energie dall’osservazione incantata dell’insondabile, attività che davvero sfugge a qualsiasi definizione materiale, essendo solo costituita da stupore e pienezza inattesa. Ogni tanto la piena luce della verità appare e non sappiamo perché. Forse nell’albero della vita e le sue virtù risiede ‘il mistero’ ma anche in questo caso si tratta di stereotipi che rendono la predisposizione artefatta. Sarà poi follia ricercare la grazia nelle bassissime lusinghe della tecnologia di apparente lunga vita che i transumanesimi diabolici propagandano a piene mani. Gli acidi lisergici dei chip cerebrali serviranno solo ai parassiti animici per cibarsi dell’energia altrui. La Grazia quindi appare solo come un felice dono inatteso. E' questo il semplice concetto che andava gridando il Merisi?

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giovanni 01/05/2014 20:54


Tocchi un tema a me estremamente caro.


Va notato che la disciplina vale per l’anima come la chiave di accordatura è necessaria alla viola per intonare la melodia. Poi va
ugualmente sottolineato che la ricerca della ricchezza materiale e la ricerca dell’illuminazione sono,di fatto, necessità dell’ego, e pertanto essendo la stessa cosa nessuna disciplina che si prefigge questi obiettivi può essere definita come autentica disciplina.


Non si può per rigorosa disciplina o volontà personale raggiungere lo stato naturale, perché è proprio il pensiero, la misera aspettativa,
a creare il divario per il solo fatto di volere. Non si dovrebbe volere nulla che non sia la facoltà preziosa della Conoscenza intuitiva, ma la stessa Grazia non può piovere dal cielo come la
manna, anche questo è un inganno che porta la persona a deresponsabilizzare i propri atti.


La disciplina felice è il principio di quanto intuitivamente riconosciamo essere come un progressivo dissolvimento dell’ego. Questo è
necessario come sono necessarie le molteplici contraddizioni esistenziali che tale necessario percorso ci fa incontrare. La nozione di disciplina è stata distorta per assoggettare la persona
all’adozione di regole fondamentalmente estranee a quanto in realtà occorre per renderla davvero libera in se stessa.


L’unica cosa che noi moderni possiamo fare è rimettere in questione tutto, davvero tutto senza peraltro dimenticare il fine per il quale
vibriamo pur sempre di un’identità assoluta (potenza latente) profetico-estatica e che è la qualità più misteriosa manifestamente definita come “coscienza”. Coscienza…parola trasparente, connessa
al senso di una dolce rimembranza screziata di tenerezza e dolore: ecco l’enigma dell’uomo.


Pertanto, nel mettere in discussione tutto non prevarrà l’arido relativismo. Una tensione va comunque esercitata, la consapevolezza per
essere efficace deve essere metaforicamente simile ad un arco teso. Se non siamo in grado di tendere l’arco interiore nessun ipotetico “stato di grazia” potrà mai rischiarare l’identità. Identità
fondata su un eminente follia cosmica…noi siamo l’assurdo consapevole di sé.


Tutto il condizionamento anche quello di tipo spirituale verterebbe sul fatto di ritrovare lo stato naturale, con ciò intendo lo stato
primigenio a noi sconosciuto ma in qualche maniera intuibile al senso più puro della Luce e in ciò, torniamo a constatare dell’alterazione continua indotta dagli elettromagnetismi artificiali,
come effetto sensibile e sperimentabile messo in atto da intelligenze buie, che in questo tempo critico hanno scatenato l’attacco all’identità spirituale del pianeta. La disciplina ci è
necessaria come l’aria, così come è necessario saper distinguere le sue contraffazioni che di fatto robotizzano l’individuo, impedendogli il recupero integrale del suo stato originario e per tale
intendo lo stato “metamorfico naturale” o transuente.


Proprio un samurai del diciassettesimo secolo scrisse con qualità profetica: “Lo scopo dello spirito è la qualità dell’illuminazione. Se il
cuore è sincero, il tempio dello spirito all’interno del cuore si apre all’improvviso, realizzato in se stesso”


Il nostro pericolo è dimenticare, obliare il principio, il principio coincide assolutamente con l’idea stessa di Tradizione. La Tradizione
intesa nel suo senso maggiormente autentico: ossia, tradere, tramandare e dunque, volendo operare una riflessione maggiormente profonda, ciò riguarda il senso di un espressione che appartiene al
futuro dell’uomo. La Tradizione riguarda la nostra unica possibilità di avere un futuro propriamente umano, poiché il suo dominio si estende in ciò che ancora può non essere mai stato. Libertà
estatica, il senso più puro della conquista Argonautica, ciò a cui il materialismo storico ha destituito di senso degradando la Tradizione a ruolo di spettro appartenente a un cosiddetto passato
superato e così facendo, ha destituito il presente della Poesia. In questo affermiamo la scienza profana essere satanica, poiché i suoi atti radicano l’uomo in basso, mentre la Tradizione
riguarda quei principi ispirativi che ne aiutano l’elevazione. In un mondo tecnocratico e pseudomistico non può trovare posto il senso più autentico della Disciplina Felice, in quanto non trova
posto la Poesia e il senso più vero della Tradizione, che è assolutamente antitetico alle produttive dinamiche industriali, così come al misero quanto bieco misticismo papalino.


Un saluto


 

Ghigo Battaglia 01/06/2014 10:55



Caro Giovanni, lo so che su questo punto siamo in disaccordo. Io diffido di tutte le ritualità perchè non mi appartengono. Nasco libero e libero voglio provare ad
essere. Tutto ciò che comporta la presenza di un maestro e gradi iniziatici mi fa venire l'orticaria! Si tratterà senz'altro di una mia personale allergica deficienza eppure mi sembra che
altri abbiano condiviso questo mio sentimento. La grazia inattesa del Caravaggio ne è forse la rappresentazione più esplicita. La tradizione è ormai persa per sempre. Anch'io quando leggo brani
sdentellati di anonimi autori gnostici del primo secolo mi commuovo riconoscendone pienezza e verità ma i tempi odierni sono feroci ed a nulla valgono le nostre pratiche esteriori a placarne la
pressione. Possiamo però ricostruire un eden perduto al nostro interno, scaldandoci le mani verso quella luce benedetta che compare come una lama anche nelle sentìne del vizio. Non è
relativismo è, forse, realismo. Grazie e ciao