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In un paese europeo in cui si pagano le tasse in percentuale abnorme sul reddito ci si aspetterebbe di riscontrare un livello elevato di servizi pubblici. In Italia non è così e la vicenda dei malati abbandonati nei corridoi degli ospedali lo dimostra. Sappiamo che i soldi dei cittadini volano via dai canali che dovrebbero accoglierli e finiscono in cantucci maleodoranti per funzioni risibili.
A Roma tutti sperano di non dover avere a che fare con la sanità pubblica perché, a fronte di tanti operatori volenterosi, il sistema non funziona palesemente e non riesce ad assicurare un’assistenza decorosa. Non occorre valutare le differenze con paesi lontani come quelli scandinavi perché è sufficiente guardare oltre le nostre alpi per soppesare la differenza di qualità complessiva ma soprattutto di intenzioni benevole verso il cittadino, aspetto praticamente assente dalle nostre parti. Si ha sempre l’impressione che chi svolge attività pubbliche, con buone eccezioni, lo faccia ‘ob torto collo’, demotivato ed annoiato. La repressione all’evasione fiscale che contraltare ha?
Se lanciamo uno sguardo al nostro futuro prossimo immagino un declino ulteriore dell’assistenza pubblica con i pochi redditi alti che avranno salva la vita grazie alle loro finanze ed alla possibilità di farsi curare in lussuose cliniche private o in strutture pubbliche all’estero mentre per il popolino non ci sarà scampo e dovrà vivere l’umiliazione dell’indifferenza se non peggio.
La morte di altri militari italiani in terre straniere non mi stupisce più. Mi addolora invece il ‘profondo cordoglio’ della politica che dovrebbe chiedersi invece: ‘ma che cazzo ci stiamo a fare in Afghanistan?’ La produzione di oppio è letteralmente decuplicata da quando quel povero paese è stato invaso dalle truppe di occupazione internazionale di cui l’Italia fa parte. Dopo l’ennesima morte di Bin Laden ci saremmo aspettati un ritiro generale delle forze militari ed invece si prosegue una bizzarra campagna bellica dai costi iperbolici…perché?
La longa manus dell’eurocrazia, totalmente indifferente alle sorti dell’umano genere, preme sulle nostre teste e le conseguenze sulla nostra vita quotidiana saranno dure. Solo allora forse qualcuno si accorgerà di aver volto il suo sguardo troppo altrove. Ci lasciamo sballottare e condurre con leggerezza verso abissi oscuri senza neanche opporre resistenza. Resistenza…una parola desueta che dovrebbe invece farci riflettere parecchio. Se i sistemi statali di controllo generalizzato aumentano la loro pervasività, allora è il momento di aumentare la nostra attività di controllo e coinvolgimento personale nei gangli di quei sistemi di cui facciamo parte per forza pretendendo informazioni e trasparenza assoluta dalle istituzioni. Se veniamo irrorati quotidianamente da tonnellate di particolato chimico dobbiamo pretendere di conoscerne scopi e composizione, nessuna deroga può essere accettata. Lasciar fare poteva essere una difesa in contesti differenti in cui era permesso vivere ai margini o al di fuori di una struttura di controllo. Con l’operazione scie chimiche questa possibilità non esiste più: anche l’eremita viene colpito dal sistema che lo voglia oppure no.
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