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La follia negli antidepressivi
La depressione è una malattia? Innanzitutto occorrerebbe definire questo stato emotivo oscuro (melanconia = umore nero) in modo più preciso e dettagliato. Per una categoria umana preziosa ed unica, quella degli artisti e dei poeti, la melanconia rappresenta lo stato iniziale del processo creativo, un evento mirabile, complesso e delicato. Per gli alchimisti l’umor nero, la nigredo, era la fase principale di trasmutazione della materia, necessaria quindi per portare all’albedo, la purificazione finale, lo stadio più elevato di questo fenomenale processo. Nella vita di un uomo, periodi oscuri preludono a salti qualitativi sorprendenti purché se ne comprendano le ragioni naturali e se ne seguano gli unici e preziosissimi indizi.
La cosiddetta depressione quindi è funzionale al raggiungimento di uno stato evolutivo nuovo e mirabile ma, avendola etichettata come una malattia nervosa, viene spesso fraintesa ed ‘ospedalizzata’ e quindi sviata e vilipesa con veleni farmacologici dagli effetti devastanti. Gli antidepressivi sono tra i farmaci più venduti nel mondo occidentale cosiddetto evoluto: com’è mai? Essi agiscono alterando il ciclo della serotonina, motore primo dell’evoluzione, dell’emotività, dei cicli naturali e di altre funzioni preponderanti e delicatissime ancora tutte da scoprire. La chimica entra nei nostri cervelli come un bulldozer in una capanna di rami intrecciati e sostituisce un equilibrio naturale con uno stato sintetico anaffettivo e ‘piatto’, senza sogni né censure.
Il mito della risata ridanciana facile e dello sperpero di risorse umane coinvolge la vita all’insegna della becera produttività e dell’assoggettamento agli stimoli preconfezionati a cui siamo costretti a reagire, pena l’etichetta di sociopatici, squilibrati o malati mentali appunto.
In un mondo artefatto, chi usa l’intuito e tenta di incarnare un modello di uomo completo e fiero, viene vilipeso e costretto alla capitolazione. La normalità ci assale e costringe alla consuetudine di un inquadramento fascista verso alcuni tipi caratteriali prefissati dai quali è difficilissimo starne fuori. Uno studio scientifico sottolinea i danni prodotti da questi veleni (farmaco in greco antico) che non ne compensano i pregi. Addirittura gli antidepressivi danneggerebbero i neuroni facendoli invecchiare ed altererebbero i livelli di sali nel sangue.
Tra un paradiso artificiale asettico e sterile, preferisco un ‘inferno’ terreno, colmo di odori ed umori, sebbene neri. Restano da comprendere le vere ragioni delle case farmaceutiche, queste si oscure malattie da curare! In quasi tutti i casi di omicidi inspiegabili, compaiono gli antidepressivi nella lista di farmaci assunti dal killer, che sia una madre che ha ucciso i suoi figli o uno studente che fa strage nella sua scuola. Anche il suicidio è spesso frutto di alterazioni psicologiche indotte dalla farmacopea. Alterare l’emotività naturale produce mostri.
http://www.frontiersin.org/Evolutionary_Psychology/10.3389/fpsyg.2012.00117/full
Campagna di sensibilizzazione sulle scie chimiche a Roma:
http://www.tankerenemy.com/2013/05/campagna-di-sensibilizzazione-aerea.html
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