Nomina Consequentia Rerum

Pubblicato il da Ghigo Battaglia

.

'nomina sunt consequentia rerum' 

.

Se seguiamo il ben documentato ragionamento di Mauro Biglino nel suo ‘Non c’è creazione nella Bibbia’ possiamo cogliere un aspetto importante sulle origini del linguaggio scritto e parlato. In principio era il logos, sembra suggerire una funzione operativa delle lingue antiche, una capacità di rappresentare il reale, come una tavola degli elementi oppure come un codice scientifico diretto. L’origine delle lingue è misteriosa quanto l’origine stessa delle civiltà. Ci troviamo a che fare con costrutti complessi dalle forti connotazioni evolutive che hanno portato eccentrici studiosi ad immaginarsi un’origine aulica comune (il mito di Atlantide) oppure una discendenza extraterrestre, riassunta per brevità nella  teoria degli antichi astronauti, portatori di civiltà ed appunto dei linguaggi originari: i codici macchina del reale.

L’ebraico potrebbe essere interpretato come un codice biochimico come suggerisce, tra gli altri, il Prof. Corrado Malanga che vede in quella lingua senza vocali le possibili trasmutazioni delle basi chimiche del DNA umano. A conferma di tutto ciò ci giunge, inaspettato, il dotto giudizio del grande filologo ‘ribelle’  Giovanni Semerano ( nel suo bellissimo: L’infinito, un equivoco millenario ) che intravvede nelle lingue primigenie (sumero ed accadico in primis) non solo la radice comune della linguistica umana ma anche i simboli di un contatto con il reale perduto, di cui l’uomo è andato alla ricerca per secoli con un sentimento di amara nostalgia, patendo un presente profondamente dislessico perché utilizza simboli fonetici dal senso profondo smarrito.

Il ‘grande segreto’ potrebbe quindi celarsi all’interno delle strutture linguistiche primigenie? Erano davvero degli strumenti di definizione e trasformazione del reale? Un aspetto sorprendente, ad esempio, è la vera e propria ‘grafomania’ dei sumeri, intenti a registrare tutto con meticolosa puntigliosità, aspetto stravagante se immaginiamo che, pochi decenni prima della loro venuta, l’uomo viveva all’età della pietra, ricca di ‘segni’ ma ben lontana dalla necessità d’uso di lingue complesse.

Gli idiomi primordiali potrebbero quindi contenere delle strutture interpretative del reale profonde e complete. Codici macchina operativi potrebbero essere stati devoluti all’umanità che ne ha fatto un uso parziale e forse sostanzialmente scorretto. Nominare gli elementi del reale, come ci narrano le genesi antiche, è l’atto creativo vero e proprio, non di materia dal nulla ma di controllo e manipolazione del reale: un’intuizione ‘concettuale’ di estrema importanza che comincia a dare frutti insperati. Nominare le cose, significa possederne l’essenza, riconoscerle, prenderne coscienza. L’albero della conoscenza biblico potrebbe essere quindi solo la consapevolezza dell’uso della lingua originaria, in grado di far assomigliare l’uomo agli dei, la mela avvelenata la cui potenza ci ha impresso per sempre il sigillo del peccato, tramite le banali equazioni: conoscere è potere, potere è pericolo. L’uomo aveva acquisito la capacità linguistica propria degli dei. Ma l’uso degli idiomi non era quello limitato odierno ma il possesso dei codici di base del reale, delle tavole degli elementi in grado di svelare i segreti reconditi del mondo materiale e non solo. Non è un caso quindi che Zecharia Sitchin fosse un filologo; è proprio la filologia (in senso esteso) lo strumento degli dei?

.

Commenta il post

wlady 03/13/2013 21:18


"è proprio la filologia (in senso esteso) lo strumento degli
dei?"


Si credo che sia questo il senso della filologia, dalle tavolette sumeriche mesopotamiche si
evince proprio questo, erano le tavole dei destini o come li chiamavano i sumeri i "ME".


Oggetti in uso nel centro di controllo nella missione di En-lil a Nippur, oltre a
caratterizzare la lingua servivano a tracciare le orbite planetarie e i viaggi spaziali.


Più volte sono state sottratte indebitamente, sia da parte di ZU antagonista della stirpe di
ANU, le formule divine (ME) sottratte hanno reso cieco il centro di controllo.


Un'altra volta in seguito sono state rubate a En-ki da parte di Inanna Ishtar che diede
seguito alle guerre delle piramidi.


Questi "ME" e/o formule divine, oggi possiamo
paragonarli ai nostri CD o Chip elettronici.


Ciao Ghigo ottimo
articolo;


wlady

Ghigo Battaglia 03/14/2013 20:01



Grazie Zret e grazie Wlady, in effetti pensavo anche ai 'ME' che sarebbero davvero la materializzazione del logos biblico: la parola si fa materia. L'origine delle
lettere stessa è ideogrammatica, a suggerire che lettere ed archetipi erano la stessa cosa rendendo superflua la divisione (frammentazione) di poesia e pittura. E' questo il senso perduto delle
nostre lingue odierne? Forse è quello a cui alludeva poeticamente Semerano di cui consiglio vivamente l'agilissimo 'La Favola dell'Indoeuropeo'. Vi piacerà
molto, tra l'altro è scritto in un italiano elegante e scorrevolissimo. Ciao e grazie a tutti, Ghigo



Zret 03/13/2013 20:01


Articolo veramente succoso. Lì'origine delle lingue e della stessa capacità di fonazione del Sapiens sono un mistero, come un enigma è la doppia articolazione della lingua. E' possibile
che antichi idiomi abbiano un'origine aliena, tra i quali il sumero, l'aymara, l'ebraico e l'aramaico.


Ciao


 


 


 


 


 


 


 


 


 


l'ebraico.


Ciao


 

Claudio 03/11/2013 10:03


"Nominare le cose" in questo agonizzante Kali Yuga è degenerato nel "dare un prezzo alle cose", o comunque "subire il prezzo dato alle cose" dalla cartamoneta straccia degli apolidi asura usurai.


E' tutto dire il fatto che perfino il 67% dei cosiddetti "grillini" non ne voglia sapere di liberarsi dal sortilegio dei sigilli malefici  chiamati "euro".


Ciao.

Ghigo Battaglia 03/11/2013 12:18



Anche la moneta ha origini nelle terre tra i due fiumi! Dimenticavo di fare accenni alla dispersione dei significati dei vocaboli primigeni con quell'espediente
sadico e sorprendente della torre di Babele. Confondere gli animi umani, reificandoli tramite monetizzazione, potrebbe quindi essere il frutto di una originale
strategia.