Lorax: una lettura /2

Pubblicato il da Ghigo Battaglia

 

 

 

Ieri sera ho avuto il piacere di vedere il lungometraggio di animazione ‘Lorax’, in una gradevolissima arena all’aperto. Il film d’azione si svolge in tre contesti differenti: una città apparentemente felice e ben organizzata in cui però non vi è nulla di naturale, un deserto brullo al suo esterno, una foresta luminosa e lussureggiante popolata dagli animali.

La vicenda riguarda il fatto, tenuto nascosto, che tutti gli alberi sono stati abbattuti per consentire la costruzione della città e degli inutili gadget con cui la popolazione ignara si trastulla. Molti decenni prima infatti, un improbabile imprenditore aveva trovato il modo di estrarre dalle chiome degli alberi un prezioso elemento che gli permetteva di produrre e commercializzare un tessuto multifunzione. In nome di questa produzione e dell’avidità dell’imprenditore tutti gli alberi furono abbattuti. La qualità dell’aria era pessima ed un astuto piccolo furbacchione (che somiglia incredibilmente a B.) aveva avuto la geniale idea di vendere a caro prezzo bottiglioni di aria pulita alla cittadinanza che aveva  perduto la consapevolezza del nesso esistente tra alberi e produzione d’ossigeno.

Lorax è un essere proveniente da un’altra dimensione più elevata. E’ il ‘guardiano della foresta’, un simpatico essere arancione e baffuto che tenta di riportare sulla terra il buon senso ed impedire che tutti gli alberi vengano abbattuti.

Il film si inscrive nel solco di ‘Rapa Nui’, di ‘Wally’ oppure di ‘The Truman Show’ in cui appare un’umanità indifferente oppure ingannata in un’esistenza innaturale e programmata. La consapevolezza viene sempre da fuori, dal cielo oppure dal caso pilotato (il famoso proiettore caduto di Truman con su scritto: ‘Syrius’), raramente è un frutto del genere umano in se.

Cosa possiamo evincere da tali racconti? Innanzitutto l’esistenza di una netta dicotomia tra esseri umani ed ambiente che ci dovrebbe spingere ad interrogarci subito. Com’è mai tra gli esseri viventi di questo pianeta l’unico in contrasto con i suoi ecosistemi è proprio l’uomo? E’ davvero così? E’ forse l’origine celeste dell’uomo il fattore che lo porta a modificare da sempre l’ambiente in cui vive? Non è che, forse, qualcuno ha condotto l’umanità a manipolare l’ambiente in cui vive suo malgrado, utilizzando l’inganno e la seduzione del profitto? Nel film, sul tronco del primo albero abbattuto compare per alcuni decimi di secondo la scritta: 'men', uomini. La solfa è sempre la stessa: si vuole additare l'umanità tutta come principale causa dello scempio ambientale senza fare accenno, ad esempio, ai pochissimi autori ed ideatori del massacro ambientale chiamato 'scie chimiche'. Proseguiamo comunque nella disamina dei contenuti del film, ponendoci alcune domande. 

Queste domande sono a mio parere fondamentali per comprendere gli ampi stravolgimenti bio-climatici a cui stiamo assistendo che hanno avuto una decisa impennata nell’ultimo secolo. Cerchiamo di raggrupparne i contenuti in poche separate (e fatalmente riduttive) istanze:

1)      L’uomo, animale terrestre, in un processo complesso e crescente denominato ‘civiltà’, apprende a manipolare l’ambiente in cui vive a suo personale vantaggio. Questa capacità adiuvata dalla tecnologia e dal profitto lo hanno portato nel biblico del disastro ambientale in cui ci troviamo ora.

2)      L’uomo non appartiene all’ambiente in cui vive perché è, in parte, di origine extraterrestre. Questa sua linea dinastica peculiare lo porta istintivamente a manipolare gli ecosistemi per portarli sotto il suo dominio e condurli verso una sorta di ‘eden originario’ che conserva sottoforma di memoria atavica dentro di se.

3)      L’uomo è una pedina di forze aliene utilizzato come mezzo, grazie all’inganno ed alla seduzione, per agire nel suo ecosistema in favore di altri esseri (oppure di un homo novus ibridato) che lo abiteranno di qui a poco (ipotesi del ‘terraforming’). Ciò spiegherebbe in parte le incredibili operazioni di inquinamento a cui assistiamo ed il perché delle sterili ed infondate diatribe dei cosiddetti ‘ambientalisti’.

4)      L’uomo non è in contrasto con l’ambiente in cui vive perché è parte integrante di esso. Ciò che noi chiamiamo inquinamento è solo una conseguenza del suo naturale agire. Come parte dell’ecosistema, la natura saprà provvedere a colmare eventuali squilibri momentanei che dovessero verificarsi. (Questa è la teoria opposta alle operazioni di propaganda di Al Gore).

Forse esistono altre istanze riassuntive ma a me preme far riflettere su di esse perché le ritengo fondamentali per tentare di capire qualcosa del nostro passato, presente e futuro. A ciò aggiungo una nota ufologica: l’Uomo Primo, il barbuto gigante del tipo ‘il Signore degli Anelli’, vivrebbe in un contesto incontaminato seppur a conoscenza di un’avanzatissima tecnologia. Egli vestirebbe panni di fibre naturali e si ciberebbe di erbe, in un equilibrio idilliaco con la natura in cui vive. L’Uomo Primo, secondo le indagini di C. Malanga, sarebbe il creatore di questa parte d’universo, uomo compreso.

Oggi assistiamo a ponderose operazioni di geoingegneria che spaziano dall’uso di sostanze biochimiche rilasciate nell’atmosfera (tramite scie chimiche aeree e navali) alle emissioni di radioonde. Osserviamo la dilagante ed inarrestabile diffusione di sementi ogm, che porterà alla modifica irreversibile degli ecosistemi. Prendiamo atto con stupore di azioni di seduzione ed indottrinamento continue che tendono ad instillare nel genere umano desideri ed angosce che generano a loro volta ‘stili di vita’ preconfezionati e funzionali a qualcosa o qualcuno, con il tramite efficacissimo dei media, tutti sotto diretto controllo delle oligarchie. Ci siamo resi conto della vera funzione dei sistemi di governo e controllo che chiamiamo ‘stati’.

Tutto ciò premesso, quale delle istanze precedenti è quella giusta? segue...      

 

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