La Via dell'Anima

Pubblicato il da G B

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psiche freeskies

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‘C’è una dittatura della superficie, dall’esterno, che ci fa dimenticare l’essenza, le nostre personali propensioni. Se perdiamo le nostre caratteristiche naturali, vale a dire i gesti della danza cosmica in noi, ci ammaliamo.’   (V. Caprioglio) 

Dalla prefazione de ‘La Via dell’Anima’ di  Vittorio Caprioglio:

‘Non c’è navigatore che solcherebbe il mare senza bussola, eppure l’uomo d’oggi affronta la vita trascurando l’unico, vero, riferimento che ha a disposizione, la propria anima. Motivo? Siamo abituati a conoscerne solamente l’accezione mistico-religiosa, ignari della sua portata più profonda, che ha radici nella materia: così è stata concepita in moltissime tradizioni del passato. L’anima può diventare la nostra stella polare, a patto di decifrarne i codici, assai differenti da quelli della ragione. Percepirne la presenza e comprenderne i messaggi è l’unica via per recuperare, nella vita, l’orientamento perduto.’

Non c’è bisogno di aggiungere altro, credo. Non si tratta di una visione consolatoria nè tanto meno perentoria. Molti però hanno smarrito questa guida interiore, la fonte della bellezza e dell’ incanto. Quell’incanto che ci permetteva di dialogare con quella ‘danza cosmica’ che non è il delirio onirico proposto dalla ‘new age’ ma un senso profondo e felice del vivere che può essere allo stesso tempo leggero ed amaro. Dobbiamo navigare molto oggi per recuperare quell’idillio perduto, indispensabile per contrastare la deriva meccanicistica che osserviamo, ben lontani dalla mistica trascendentale e molto vicini a noi stessi.

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giovanni 01/23/2014 21:09


Con estremo piacere leggo questo tuo ultimo post, è stato una bella sorpresa vederlo comparire sullo schermo. Dopo il lavoro, tornavo stasera da uno dei miei giri dentro Villa Pamphili, una di
quelle “perlustrazioni note” svolte al margine del crepuscolo umido della stagione, volendo rinnovare in ciò l’esercizio istintivo di un’inconsueta “rabdomanzia zoppa” volta a rinvenire le
occasionali, quanto benefiche, influenze residuali che la natura, i luoghi ritenuti un tempo sacri, ancora possono diffondere in noi. Penso insistemente appunto al valore dell’incanto, congiunto
al senso stesso del vigore, della vitalità, della ricchezza di un’aumentata aspettativa che la vita infonde in se stessa per superare se stessa, la propria finitudine solo materiale. Ed ecco
dunque la tua riflessione, solidale alla mia.


L’identità maggiormente profonda del mistero non risiederebbe nelle finalità dello scatenamento iper-contaminante attuale, o nel sapere se Obama sia attorniato da inservienti alieni o marionette
pseudoumane o se noi proveniamo da scimmie ibridate con i cromosomi di esseri spaziali. La stessa sovversione del simbolo è transitoria e localizzata all’occasionale capovolgimento della presente
età.


Ciò che adesso sarebbe maggiormente importante è la nostra qualità di “veglia” e la nostra idea della morte stessa, in fondo la sua consapevolezza è congiunta al senso più remoto della passione.
Dissolvendosi, questo nostro guscio d’atomi, dovrà pur restituire qualcosa alla fonte che l’ha generato. L’enigma più fondo risiede nel dissolvimento e nel “pegno” che dovremo restituire. Questo
è importante. Comprendiamo che la nostra è la generazione “estrema”. Benché impoveriti di molti di quei significati che rendono l’uomo propriamente umano, forse, per quanto
assurdo possa sembrare, è proprio a questa ultima, ideale “generazione”, che in sé contiene molte altre generazioni dei prossimi decenni, l’onere di preservare l’autenticità della vita. La vita ,
per quanto svilita si vuole rendere, dirama i motivi reconditi della sua necessità, che è annodata al significato istintuale del sacro stupore primitivo, ben oltre i confini delineati dalla
storia passata e futura. La nostra età storica, con le molteplici contraffazioni che reca in sé, è protesa verso una sopravvivenza oscura e indebolita. Com’è stato scritto, appare stagliarsi
sull’orizzonte del tempo attuale una confusa e diffusa sofferenza – una veleno dissolvente la vigorosa atmosfera tragica e appassionata, che rendeva gli uomini maggiormente saldi in se stessi –
ciò che soffia è qualcosa d’impuro e di triste…questa pubblicità…in quest’età del dolore assoggettato alla tecnologia e tradotto come crudeltà esponenzialmente moltiplicata dal vuoto dato
statistico, tutta la congerie di artefazioni varie, di religioni invadenti, di pseudo misticismi rivolti alla gratificazione dell'ego...la somma della modernità oscenamente intesa non rappresenta
forse l’invito a realizzare quel "coraggio nascosto" che la gravità stessa dei tempi già da secoli ci richiede e dunque, della necessità di dar principalmente battaglia all’avversario che
portiamo in noi stessi?  


Un saluto

Ghigo Battaglia 01/25/2014 11:30



Un commento a cui rispondo brevemente per non turbarne l'equilibrio ed inficiarne il felice messaggio. La curiosità, ammetto, è un sottile male a cui
non so resistere. Forse però è solo dal fondo dello stagno che si può risalire. Grazie Giovanni e buone passeggiate rabdomantiche benché, come dici tu, un pò 'zoppe'. Ciao