La Ricerca dell'Archetipo Perduto

Pubblicato il da Ghigo Battaglia

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La ricerca dell’Archetipo Perduto

Solo attingendo all’Archetipo immutabile è possibile modificare la virtualità che ci circonda, disponendo della conoscenza dell'elemento origine delle cose (l’idea platonica) ed imprimendo, con essa, un atto di volontà specifico. Magia ed Alchimia consisterebbero quindi nelle pratiche ancestrali della ricerca ed utilizzo di tali archetipi, così come aveva riconosciuto C.G.Jung nel suo ‘Psicologia ed Alchimia’ ed anche nella prefazione al ‘ Segreto del Fiore d’Oro’, antichissimo testo alchemico cinese in cui indicava nella continuità del pensiero orientale la mancata perdita di contatto con gli archetipi che invece affligge il nostro mondo occidentale che ha visto l’emergere di Aristotele, figura invece inesistente nei paesi del Sol Levante.

Trasmutare il piombo in oro equivale quindi al punto di arrivo di questa pratica millenaria che è poi l’obiettivo delle psicanalisi del profondo: accedere agli archetipi, prenderne coscienza ed utilizzarli per modificare la virtualità. Per poterli utilizzare però è necessario raggiungere una solida unità personale (coniunctio oppositorum) che ci viene impedita costantemente dai vertici del potere terreno. Tutte le forme di potere, guarda caso, conservano solo per loro l’integrità (che peraltro non raggiungeranno mai) facendo di tutto per mantenere i loro sudditi (tutti noi) nella  frammentazione mentale più spinta:  divide et impera.

Ecco spiegato forse il senso ultimo del peccato originale: la mela altro non era che la consapevolezza dell’uso degli archetipi, una volta raggiunti i quali si possiede la capacità di essere ‘simile agli dei’: l’uso del logos primigenio che, guarda caso, è il luogo spirituale dal quale tutto è generato. Il patto scellerato tra le autorità di tutti i tempi e chi queste pratiche desiderava tenere per se, ha portato a perseguitare quanti sono e sono stati (in primis: Adamo ed Eva) alla ricerca dell’unità perduta e dell’archetipo perduto, tramite i quali possedere l’agognata ‘pietra filosofale’, la divina matrice di tutto il reale (virtuale).

Semerano alludeva a questo punto d’arrivo nel suo poetico contatto con le radici esaltanti delle nostre parole, così vicine agli archetipi da assumere appunto sembianze divine. La distruzione della torre di Babele (la confusione delle lingue che patiamo tutt’ora) è la punizione attuale per il peccato originale: utilizzare lessici ingarbugliati per descrivere la virtualità volutamente distanti da quei segni ideogrammatici e fonetici primordiali. La nostra frammentazione è la conseguenza di un potere perduto che qualcuno non vuole lasciarci utilizzare e neppure conoscere. Le forme di inquinamento intenzionale che subiamo (soprattutto tramite le famigerate scie chimiche) tendono tutte a distruggere (tra l'altro) le nostre facoltà mentali. ‘Immersi noi siam’ in una gabbia elettro/bio/chimico/magnetica che tende forse a tenere il nostro grado di consapevolezza basso? Le seduzioni non sono altro che il tentativo di impedirci di raggiungere l’unità? Il potere, tramite il lavoro forzato, gli orari e le mille impalcature kafkiane di cui dispone, è intento principalmente a mantenere la nostra frammentazione? La schiavitù non è solo una condizione materiale ma soprattutto un sistema cerebrale che in questi ultimi tempi sta ingigantendo la sua portata. La forza della propaganda ci sommerge dello sterco di consuetudini ributtanti. Uno strato plastico ci impedisce di cogliere l’intensa luce che si cela nell’origine delle cose, in quell’empireo rasserenante che è il mondo delle idee. Lo sciamano vive nell’unità, fuori dalle consuetudini, così come il cosiddetto ‘scemo del villaggio’, sempre il più ‘centrato’ e lucido di tutti.

Occorrerà innanzitutto recuperare la nostra integrità psicofisica, per poi riappropriarsi del nostro tempo, del nostro spazio e delle nostre energie per poter poi attingere alla fonte di tutte le informazioni. Solo allora chi ci disturba cesserà di farlo per sempre e l’umanità avrà forse la possibilità di gioire: un’umanità distratta, avvelenata, depistata e sedotta non ci arriverà mai. Forse il Neanderthal viveva questa unità ... è forse per questo che è stato sostituito?

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giovanni 03/19/2013 14:18


Concordo assolutamente, eppoi la tensione estatica che presentisco non credo possa nemmeno essere sperimentata con questo involucro e in questa dimensione, confermo ad ogni modo la mia poca
simpatia per le catalogazioni del filosofo zurighese 

Ghigo Battaglia 03/20/2013 03:57



Secondo me, ogni contributo può essere utile per comprendere il groviglio di volontà in cui siamo immersi purché sia 'umano' e genuino nelle intenzioni. Si tratta
sempre e comunque di testimonianze umane che, per quanto acute e profonde che siano, rappresentano solo un punto di vista. Credo che Jung abbia presagito molto di ciò che è stato svelato in
seguito. Lo stesso affermava con autentica modestia che il cammino dell'occidente verso il nostro interno era appena incominciato. Non credo infine che si debbano temere in alcun modo le
'categorizzazioni' altrui: la verità possiede una forza sua propria che alla fine travalica tutto, persino le più cupe e scaltre mistificazioni.



giovanni 03/19/2013 08:13


Tornare indietro? Si...questo sarà inevitabile per la ciclicità del percorso, non credo fossimo i giardinieri del Signore, ma eravamo noi Signore e "orto" stesso, è evidente che "qualcuno" in
tempi remoti si è interposto alterando i significati e la direzione, ma forse anche questo rientra nell'ordine maggiore delle cose. Non a caso Eliade scrisse sul Mito dell'eterno
ritorno, mito pervaso della nostalgia delle origini, che in definitiva è la pura libertà estatica e divina. Solo a questa tendiamo, almeno credo, o no? In definitiva non
aspiriamo a miserrime (benché erudite) funzioni ordinanti i nostri significati ridotti a sola espressione del mentale, per quanto esso possa essere diversificato.


 

Ghigo Battaglia 03/19/2013 11:16



Comprendo le ragioni della tua 'resistenza' e del valore che dai alle esperienze estatiche genuine, però non dobbiamo rinucniare mai ai prodotti della nostra mente
(che non 'mente' mai...) pena la perdita della nostra integrità. Abbandonarsi all'estasi sarebbe altrettanto limitativo di abbandonarsi alle elucubrazioni logiche, non trovi? Secondo me occorre
prestare orecchio attento a tutte le sollecitazioni del nostro pensiero anche se appaiono a volte un pò desolanti. Platone ed Aristotele formano entrambi le nostre basi culturali.



giovanni 03/18/2013 21:03


Concordo con Zret, ad ogni modo, mi preme dire che non condivido l’entusiasmo per Jung e per le sue “tecniche d’immaginazione attiva” sperimentate su pazienti essenzialmente nevrotici
indottrinati dall’idea della cosiddetta “funzione trascendente” con la quale Jung non intendeva nulla di realmente sovrasensoriale o di metafisico e che secondo la sua valutazione era
paragonabile ad una elaborata funzione matematica, costituita da “numeri” reali quanto irreali, ossia, la funzione trascendente psicologica è il contenitore spurio nel quale Jung riversa tutta la
sua erudita ricerca sugli archetipi, sui simboli relegati a soli dettami formalistici, come dire, degradati in meri “contenuti consci” e “contenuti inconsci”. Possiamo legittimamente parlare di
presunzione psicoanalitica, di una istruita profanazione di aurorali tensioni poetiche, dove acconsentita l’idea o percezione del sub-conscio è completamente eliminata la realtà del
sovra-conscio.


La ricerca è lunga, la vita breve


Ghigo Battaglia 03/19/2013 05:02



Non so Giovanni, è sempre dall'anomalia che traiamo conoscenze inaspettate. La prima era quella di lavorare come giardinieri nudi nell'orto dei 'signori'! Da li è
partita la nostra storia. La storia di quella consapevolezza che Jung ha aiutato a far crescere. Dalla cacciata dal 'paradiso' è partito il nostro cammino. Vorremmo tornare
indietro? 



Zret 03/16/2013 12:28


Come commentare? Chapeau. Davvero un articolo di grande caratura.


Ciao

G. B. 03/16/2013 18:05



Grazie Zret, si sono sovrapposti sincronicamente il mio interesse per la filologia antica (per l'illuminante tramite di giovanni Semerano) con la lettura di
'Alieni e Demoni' di Malanga ... questo è stato il risultato! Grazie per il commento, un saluto, Ghigo