Condividi l'articolo La Grande Opera: Natura od Artificio?: La 'Grande Opera' è il fine sotteso a tutte le pratiche esot ...
La 'Grande Opera' è il fine sotteso a tutte le pratiche esoteriche iniziatiche. ‘Sbozzare la pietra grezza’ o ‘trasformare il piombo in oro’ sono espressioni tipiche, ad esempio nella massoneria, che indicano nell’elevazione spirituale dell’iniziato il vero senso ultimo della loro missione. Questo raggiungimento di una condizione esistenziale più elevata si svolge attraverso gradi o livelli successivi, ognuno dei quali rappresenta uno stato di ‘illuminazione’ interiore raggiunto. Queste pratiche utilizzano un insieme di elementi complessi composti da procedure rituali collettive e l’uso di un linguaggio ed un corredo simbolico proprio.
Non c’è distinzione tra spirito e materia perché l’uno influisce e modifica l’altra con il tramite dei simboli che rappresentano direttamente lo stretto connubio esistente tra due istanze, considerate generalmente separate dal profano. Il grande segreto delle pratiche esoteriche è sostanzialmente questo: sapere che la dualità materia e spirito è solo un costrutto artificiale e che è possibile, per l’iniziato, gestire indifferentemente questi due mondi con un crescendo di capacità di interazione sempre più efficaci ed incisive. Aderire ad un percorso iniziatico presuppone quindi la volontà di acquisizione di queste capacità superiori dalle quali i più sono esclusi.
I percorsi di elevazione spirituale organizzati e codificati si assomigliano tutti. I riti di ingresso sono quasi sovrapponibili e richiedono il lavacro purificatorio dell’iniziato ed un suo giuramento di fedeltà alla causa. Tutto poi concorre a fargli percorrere un cammino prefissato attraverso tappe che scandiscono lo scorrere del tempo interiore di questo percorso guidato verso una supposta perfezione. Nessuno di essi è però immune da rischi e nessun rito può essere percorso al contrario: un segno indelebile accompagna per sempre chi si sia sottoposto a tali procedure, nel bene e nel male. Quest’ultimo aspetto mi porta istintivamente a diffidare delle ritualità canonizzate di qualsiasi ordine o grado: una struttura artificiale e presupposta non potrà mai aderire alle mirabolanti eccentricità del singolo senza snaturarne forma e funzione.
Come nel Don Abbondio manzoniano, la ritualità iniziatica è, oggi, rifugio prediletto dei deboli e degli incerti perché considerato cammino segnalato e piano, benché artificioso, nel mezzo di una realtà oscura e sfuggente. La gerarchia, il grado e la divisa sono gli orpelli protettivi delle anime deboli che hanno bisogno di una identità artificiale per colmare il loro senso di inadeguatezza e sgomento di fronte alla possibilità di compiere un cammino ‘dantesco’ in prima persona, eroico e personale. L’eccezionalità del singolo è il bene supremo da coltivare, soprattutto in questo periodo storico di massificazione coatta. Siamo in grado agevolmente di costruirci il nostro personalissimo percorso esistenziale senza la necessità di cadere nelle trappole seducenti di ritualità oscure, ammantate dalle patine polverose di una storia supposta, che non lasciano mai intatto l’originale terreno sul quale incidono i loro dictat.
‘Fatti non foste per vivere come bruti…’ è l’incipit corretto da tenere a mente perché è nella natura umana il seme della conoscenza che non ha bisogno né di padri né di padrini per compiere il suo unico, sorprendente ed irripetibile percorso esistenziale lontano da ritualità che, nel contemporaneo, hanno perso completamente e per sempre l’iniziale sublime bellezza ed integrità delle loro origini.
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