L'Agenda del Dragone

Pubblicato il da G. B.

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Ci rendiamo conto dell’esistenza di ‘Agende’ ossia di progetti pianificati per la conduzione di alcune società complesse verso un disegno prestabilito. Potremmo citare quella della normalizzazione artificiale dell’omosessualità, oppure quella della fine della privacy personale ma quella su cui vorrei ci soffermassimo un poco è l’agenda di gestione e controllo dell’immigrazione. Il cosiddetto ‘multiculturalismo’ non ha nulla a che vedere infatti con lo spostamento coatto di masse di individui inconsapevoli ed inermi verso lidi lontani. 

A Roma, la capitale di questo paese espugnato, c’è un quartiere centrale che ruota attorno a Piazza Vittorio, nei pressi della stazione Termini. Questo quartiere è caratterizzato dal suo pronunciato ‘multiculturalismo’ appunto, in realtà è praticamente in mano agli immigrati di provenienza cinese con piccole percentuali di individui di altre origini. 

I portici attorno alla piazza e le vie attigue sono costellati di punti vendita di prodotti cinesi nei settori dell’abbigliamento, del cibo, della bigiotteria. L’aspetto più inquietante di tutto ciò è l’assoluta uniformità dell’arredo dei negozi: una specie di ‘boiserie’ in plastica bianca o finto legno, con mensole in truciolato ed illuminazione rigorosamente ‘sparata’ al neon. Altro aspetto da considerare è che ho notato raramente la presenza di un avventore in questi negozi mentre è garantita la supervisione generalmente di una ragazza orientale per lo più annoiata e con lo sguardo rivolto verso il pavimento. L’integrazione di queste persone nel tessuto cittadino romano è pressoché nulla. Possiamo solo osservare un via vai di furgoni rigorosamente bianchi (senza insegne) e di carrellini pieni di pacchetti, sempre anonimi. 

I cittadini più accorti si sono chiesti da anni il perché di tanta uniformità e di questo ‘traffico’ di merci apparentemente senza senso dato il bassissimo volume di compravendite. E’ visibilmente chiaro come l’orientalizzazione del quartiere non risponda ad un fenomeno legato ad una immigrazione naturale e spontanea ma ad un disegno organizzato e pianificato con l’evidente concorso di una qualche autorità autoctona. Lo stesso dicasi per la comunità islamica o per quella nordafricana che ormai amministra sorprendentemente la quasi totalità del mercato ortofrutticolo. 

Non si tratta evidentemente di fenomeni isolati di persone o piccoli gruppi di persone che decidono di trasferirsi dall’altra parte del globo in un contesto molto diverso dal loro di origine per scelta o per necessità, spinti comunque dall’ammirazione e dalla voglia di integrarsi in un sistema civile e culturale di loro gradimento. Queste comunità infatti sono chiuse a riccio a difesa dei loro usi e costumi, religioni e consuetudini come forma ben comprensibile di autodifesa. 

Le domande quindi da porsi sono: perché sono venuti qui? Perché hanno lasciato il loro paese per trasferirsi in un contesto sostanzialmente ostile? Chi ha organizzato questo trasferimento umano di massa? Con quale finalità? 

Vivere in una sorta di cattività autoindotta non gioverà certamente all’immigrato né tantomeno ai pochissimi romani abitanti in quei quartieri ormai considerati da tutti non più ‘autentici’. Il prezzo degli immobili tra l’altro è calato di colpo una volta avvertita la volontà di eleggerlo come meta di elezione per l’immigrazione organizzata. 

Un amico che lavorava in un centro per la gestione dell’immigrazione nel centro Italia ma assicurava sul fatto che la popolazione di origine cinese non moriva mai e raramente si ammalava rispetto a quella di altre origini e provenienze. Com’è mai? Sono immortali e forti, oppure esiste una gestione interna raccapricciante di questi episodi della vita?

 

A chi giova quindi tale immigrazione? Non certo ai cittadini cinesi che si trovano catapultati dall’altra parte del pianeta in luoghi sconosciuti che non hanno neanche il tempo di scoprire dati gli orari di lavoro che seguono. Tantomeno ai romani che non possono scambiare esperienze ed informazioni con questi rappresentanti di cotanta meravigliosa civiltà millenaria. Ed allora?

 

La Cina è stata pochi anni orsono un’anteprima del nuovo ordine mondiale sotto la dittatura di Mao Tse Tung. Il leader cinese, molto probabilmente appartenente di spicco delle massonerie internazionali, ha imposto con la violenza un sistema di controllo esaustivo delle vite del suo popolo, dalla nascita (pianificata) sino al decesso (e forse anche oltre). Un popolo che si muove al’unisono sotto i comandi di un vertice aureo lontano ed impenetrabile. Un paese alveare dove l’individuo non conta nulla o quasi: il nuovo ordine mondiale appunto. 

Il trasferimento del settore manifatturiero mondiale in oriente è anch’esso un fenomeno imputabile all’esecuzione di un’Agenda? In Italia in pochi decenni abbiamo assistito alla distruzione del tessuto produttivo interno ed ad una immigrazione apparentemente incontrollata. Come si conciliano queste tendenze? Il risultato di tanto lavoro è sotto gli occhi di tutti. Una società sbrindellata, litigiosa ed insofferente. Una percezione alienata della realtà urbana, un cortocircuito di valori ed esperienze in condivisibili. Il fallimento del cosiddetto multiculturalismo è stato già evidente in Francia, nonostante le loro politiche attentissime di immigrazione. In Italia dove al solito tutto è più lasso, la situazione è fonte potenziale di attrito e comunque inutile per tutti.

 

Siamo di fronte ad un fenomeno dall’origine artificiale che sottende criteri distruttivi (per tutti), non certo a fenomeni spontanei e naturali. Questo universo multicolore tende inesorabilmente verso un freddo grigio collettivo in cui tutti gli esseri umani hanno solo da perdere e nulla da guadagnare. Così non è stato in tempi remoti quando le culture si fondevano, magari dopo episodi violenti, ma in un desiderio reciproco di integrazione e volontà propositive, seppur dominatrici. Aggiungere la desolazione dei cieli artefatti opalini, di una luce fredda e malevola, agli odori di spezie sconosciute ed oli di pessima qualità, al percorso stordente in un contesto senza senso. Colori in blando contrasto, altro che fusione di popoli! Individui alienati in un contesto estraneo. Incomunicabilità. Scollamento, timore, sottesa disperazione, solo questo vedo negli sguardi di chi vive l’alienazione, indigeni autoctoni o nuovi arrivati che siano, quasi mai purtroppo un sorriso.

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GESUALDO GUSTAVO 05/25/2013 20:49


Stoccolma in fiamme, soldati sgozzati a Londra e Parigi:
la mancata, indesiderata e non voluta integrazione attraverso il multiculturalismo è fallita.
E questo fallimento politico, di governo e di indirizzo politico provoca violenza.
Chi paga per questi errori madornali?
http://www.ilcittadinox.com/blog/terrorismo-islamista-da-organizzato-a-individuale.html
Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Ghigo Battaglia 05/28/2013 09:12



Il multiculturalismo non è fallito, anzi! E' riuscito perfettamente nel suo scopo di creare debolezza, confusione e conflittualità non solo nelle società ospiti ma
anche in quelle ospitanti. Masse umane inermi vengono spostate da continenti in altri senza motivo e senza senso. Grazie per il commento



giovanni 05/12/2013 21:14


Il tema della “cupio dissolvi” assorbe ogni mio atomo. Volevo dire: negli ultimi tre anni si è fatta sempre più pressante l’esigenza al risveglio interiore. Non so bene in cosa consiste
esattamente. Non è un’identificazione con un principio superiore perché altrimenti nutrirei l’ego. Non è una dissolvenza indistinta altrimenti mi sembrerebbe di far rotta verso una deriva
nichilista. Un frammento gnostico recita “scuoti di dosso l’ebbrezza nella quale ti sei addormentato…”. In un altro si legge: “anima mia, o splendissima, dove te ne sei andata?...”.


L’incoscienza è l’infezione propagata a grado esponenziale dal supporto tecnologico, che a me sembra una sempre più perfetta metafora del sonno, lo strumento ideale per contrastare l’opera del
risveglio interiore.


Per ora, tutto sembrerebbe vertere sull’autentica semplicità (apparentemente disarmante) compresa mediante l’esercizio di una lucida, pulita tensione attiva nel limite del quotidiano.


La ricerca stessa è un atto di devozione. Devozione tesa attraverso la trama della realtà incomprensibile. Devozione che è un ponte gettato su due sponde illusorie ma pur sempre testimonianza di
una cara vitalità, enigmatica, considerandoci perennemente sospesi tra vita e morte, tra ombra e luce, idealmente chiaroscurati da lampi, prevalentemente assorbiti da una tenebra abissale. Dico
delle tenebre che ci sono dietro le ombre e della luce ulteriore che vive dentro la luce stessa del giorno e della fiamma e a cui tendiamo…ancora.


Un saluto a Voi


paolo 05/12/2013 00:33


Si, in effetti, la cosidddetta 'Rivoluzione culturale' perpetrata dalle Guardie Rosse fu una tragedia spirituale e socio-culturale immane. Basti leggere i libri che John Blofeld ha
dedicato per descrivere la realtà psico-spirituale del popolo cinese durante gli Anni Trenta per capire che, con l'avvento del satanico maoismo, tutto o
quasi è andato perduto.


Alle radici del Kali Yuga sta infatti una specie di drammatico 'cupio dissolvi', una specie di catastrofe interiore diabolicamente salutata come innovativa da chi si trova al
timone dei poteri costituiti. 

G. B. 05/12/2013 09:29



E' stata una tragedia immane. Di tutto ciò non è stato dato incredibilmente cenno nella peraltro accurata rappresentazione storica alla cerimonia di inaugurazione
delle ultime olimpiadi. Chissà perchè ...  



Zret 05/11/2013 20:51


E' come scrivi. 

giovanni 05/09/2013 14:40


Bellissima analisi.


Come annota Elémire Zolla, Mao Tze-tung scatenò in bande compatte masse di giovani facinorosi contro tutto ciò che rappresentava il legame profondo di un popolo con la sua tradizione. L'arte
cinese venne falcidiata avviando l'estinsione di quella stessa tibetana. I residui della "vita felice", le abitudini millenarie più innocue che centravano l'uomo nei ritmi di un esistenza
pre-industriale furono ferocemente soppresse, e tutto questo avvento del "nuovo inferno" fu salutato con ammirazione qui in occidente, che già l'aveva instaurato da decenni. Particolare ossequio
fu manifestato (non a caso) da Paolo VI e il presidente Ford.


E' quasi certo che dalla Cina entro pochi anni, ma le prime avvisaglie saranno evidenti presumibilmente per l'autunno-inverno prossimi, l'elité scatenerà l'avvento della nuova pandemia progettata
in laboratorio. Ormai siamo prossimi al centenario della "febbre spagnola"  

G. B. 05/11/2013 17:14



Guarda caso anche Mussolini ed Hitler suscitarono le simpatie di inglesi e statunitensi dapprincipio. Quella di Mao è stata una premessa di NOM da considerare
attentamente. Grazie Giovanni, ciao