Il Complesso del Doppio

Pubblicato il da Ghigo Battaglia

 

 

Il primo clone ufficiale di un mammifero di grandi dimensioni è la celebre pecora ‘Dolly’, un prodotto sintetico del Roslin Institute. Evidenti mi sembrano le motivazioni simboliche della scelta del tipo di animale (una pecora: l’agnus dei, il gregge ed il pastore, il capro espiatorio, etc. …) e del nome dell’istituto che ha effettuato questa operazione contro natura: Rosslyn, come il famoso tempio dei cavalieri templari eretto dalla famiglia Sinclair. Anche sul nome della pecora (Dolly) ci sarebbe da disquisire, magari osservando il video qui sopra. Una anomala moria di scienziati genetisti fa supporre che gli esperimenti sulla clonazione siano andati ben oltre una dolce pecorella ed abbiano coinvolto l’uomo in chissà quali turpitudini ed abomini.

Al di la delle vertigini esistenziali che comportano pratiche come queste, occorre ricordare come migliaia di addotti (ossia persone che ritengono di essere state rapite e manipolate da esseri alieni nel corso della loro vita) raccontano di aver visto decine ed a volte centinaia di cloni di se stessi contenuti in recipienti di vetro e sospesi in un liquido trasparente. I corpi inanimati sono copie perfette di loro stessi (ad esclusione di qualche piccolo particolare come i buchi nei lobi delle orecchie, inesistenti nelle copie) fissati in un momento della loro vita, di solito verso i 20-25 anni. Alcuni addotti raccontano addirittura di essere stati sostituiti per ore con un loro clone nella vita di tutti i giorni, provando una sensazione inspiegabile di forte malessere e disagio.

La clonazione quindi operata in inaccessibili laboratori segreti potrebbe essere un retaggio alieno. Spesso nell’ufologia ci si è trovati di fronte a paradossi come nel caso dei microchip trovati sempre nel corpo degli addotti. Di materiale isotopico non terrestre hanno però rivelato dei codici che possono essere riferiti a centri di produzione di oggetti bio-nanotecnologici sparsi per il mondo.

Dietro tutto ciò però aleggia il problema dei problemi: il mistero dell’anima. Un organismo clonato è in sospensione vitale non essendo sostenuto dalla componente animica. Un animale clonato conduce la sua vita artificiale come il suo omologo naturale ma cosa accadrebbe per l’uomo o cosa già accade? Il mistero e il disagio del doppio, il complesso del doppio, hanno sempre ossessionato l’umanità. E’ anche questo un retaggio di tecnologie a noi superiori? L’anima risiede nel contenitore artificiale? Dai racconti degli addotti parrebbe di no: un disagio profondo accompagna la loro esperienza nel contenitore costruito, seppur apparentemente uguale.

Il futuro della vita su questo pianeta si gioca in questi ambiti che lo si voglia oppure no. Un tetro futuro tecnocratico ci si paventa davanti ed a nulla valgono le rassicuranti pubblicità della Barilla per togliercelo dalla testa. La natura non è più la stessa di 20 anni fa e un’operazione di modellazione costante è in atto. La manipolazione passa anche per i quesiti che la clonazione ci pone ma, statene certi, non riguarderanno noi ma la solita elite scientifica e militare che ci governa e che sa tante cose del nostro passato di cui ambiremmo ad esserne partecipi. Evidente è inoltre il disinteresse per le sorti del popolino mondiale. I problemi che attanagliano l’umanità quali le malattie più banali oppure la fame, la sete e la povertà non interessano minimamente chi finanzia questi costosissimi esperimenti genetici dalle finalità oscure.

Non si tratta infatti di trovare una panacea per tutti i mali, come vanno strombazzando per propaganda, ma solo di tentare di perpetuare se stessi per poi inevitabilmente perseverare negli stessi identici errori che consistono, come sempre, nella mancata accettazione della propria natura. La ricerca scientifica segue dinamiche proprie lontanissime dai bisogni della popolazione. Non si tratta della cosiddetta ‘ricerca libera’ ma di uno strumento in mano al solito potere occulto, indifferente ai mali altrui. Tutto sommato che sia di origine aliena o meramente umana non fa nessuna differenza. Il tutto potrebbe far parte di quella ‘merce di scambio’ patteggiata per consentire lo sfruttamento alieno del pianeta in base ai celebri ‘patti scellerati’.

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Dal sito: http://www.vertici.com/servizi/print.asp?cod=12688 traggo:

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(...) Per quanto riguarda la letteratura l'espediente del doppio è stato usato da sempre. In questo caso per "doppio" si intende spesso un rapporto molto particolare che si crea tra il protagonista del romanzo e l'Altro che può essere un altro personaggio, un’ombra, una voce, un oggetto. E' come se entrambi, protagonista e ombra, facessero parte di un tutt’uno che è stato diviso e per questo entrassero in una sorta di conflitto, interiore o meno, che deve essere in qualche modo risolto. Alcuni dei romanzi più noti che in letteratura trattano del "doppio" sono: "Il Sosia" di Dostoevskij, "Il Ritratto di Dorian Grey" di Oscar Wilde, "Il Compagno segreto" di Joseph Conrad, "Il Visconte Dimezzato" di Italo Calvino, "Il Fu Mattia Pascal" di Pirandello, "Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde" di Stevenson, "Doppio Sogno" di Schnitzler (e, soprattutto, "Petrolio" di P. P. Pasolini, ndr).

Per quanto riguarda lo specifico della tua richiesta, Freud, riferendosi al doppio parlava di "Perturbante" definendolo come la "… rappresentazione del narcisismo primario che domina la vita psichica del bambino e dell’uomo primitivo... con il superamento di questa fase da assicurazione di sopravvivenza diventa un perturbante presentimento di morte". L'aspetto perturbante del doppio secondo Freud deriva dal fatto che esso è una creazione che risale a uno stadio mentale molto primitivo, da lungo tempo superato, durante il quale il doppio appariva sotto un aspetto più amichevole che col tempo però è diventato oggetto di terrore.

Jung definisce la figura del Doppio come Ombra ovvero come l'insieme delle possibilità di esistenza respinte dal soggetto come non proprie in quanto considerate negative. L'Ombra contiene in sè tutte le tendenze represse dal soggetto che egli considera inaccettabili e indesiderabili ed è opposta all'Io inteso come il complesso di rappresentazioni coscienti e permanenti, in cui è riposta la propria identità. Il processo di individuazione secondo Jung richiede la capacità di riconoscere, integrare e conciliare, nella psiche, tendenze diverse o addirittura opposte: Animus (la parte maschile della psiche nella donna) e Anima (la parte femminile della psiche dell'uomo)- Personalità 1 (portatrice della Luce) e personalità 2 (portatrice dell'Ombra)- Inconscio Collettivo (Archetipi presenti in tutti i popoli) e Inconscio Personale (i "complessi" frutto dell'esperienza soggettiva).

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francesco 03/09/2016 22:57

Notung! Notung! (2014)

Un giorno rincasai dal mio lavoretto di artista, cantando una certa melodia. A quei tempi stavo scrivendo Qwerty #4 in cui affermo che la reincarnazione non esiste. Più tardi, con mia sorpresa, scoprii che cantavo una cosa di Riccardo Wagner senza averla mai udita prima: si tratta di un’Aria del Sigfrido, quando l’eroe si fucina la spada Notung mentre il nibelungo Mime ne medita la morte. Stessa melodia, ivi compresa quella particolare armonia di note discendenti, cantai con fervore. Ma a posteriori, chiedendomi se ciò non fosse dovuto solo a una coincidenza, mi dissi che l’averla, per così dire, rimembrata, ebbene era dovuto alla mia anima genetica, come se nel mio Io occulto vi fosse ascritto anche un ricordo amarissimo di tale musica tedesca, come se un mio parente stretto l’avesse udita dal grammofono a manovella di un Alto Comando allorché seppe che dei prigionieri italiani erano stati internati in un lager della Seconda Guerra Mondiale. Certo, la cosa sembra molto strana, ma per me le cose non accadono secondo illogicità, vi è sempre una causa. Forse fu a causa di qualche lettura di troppo; di sicuro un mio nonno finì in Germania e ci mancò poco che vi perdesse la vita, accusato di sabotaggio. E, poi, francamente mi pare incongruo che l’anima vaghi di usato in usato corpo, e non per via sessuata: se noi disponiamo di ricordi precedenti a questa vita lo dobbiamo grazie ai nostri stessi avi, che ci formano geneticamente per lo più con dei caratteri ereditari. Delle memorie del trapassato remoto non si dovrebbero ereditare altrimenti, come ragioni dolorose. Pertanto con questo mio scritto vado contro un certo modo comune di pensare, e per lo più dovuto a resoconti di cose sublimi dell’Oriente, di filosofie non mie. Esse sono pervase di un’aura di mistero, ma potrebbero essere verità impazzite, non conformi al reale. Io stesso in passato scrissi delle eresie, per lo più confluite in un libro innominabile. Scrissi, infatti, che quel Gesù, detto l’Unto, si era sposato a Cana, dove avvenne un miracolo (ora non so come l’acqua si trasformi in vino, ma suppongo che molti antichi romani, tra cui Caligola, si avvelenarono di piombo addolcendo il vino con barre di piombo, appunto, immersevi), che aveva avuto una figliuola di nome Sarah, riparata in Provenza con la madre dopo la sua dipartita, e che geneticamente essa avrebbe trasmesso il fattore di poter far nascere dei figli maschi virginalmente. Altresì, a quei tempi, mi chiedevo se la madre di quel messia sui generis fosse stata imparentata con il biblico Assuero grazie alla regina Ester: i vangeli non ci parlano della genealogia matrilineare, ma ciò potrebbe essere importante, perché un certo Dario, re dei re iranici, in passato nacque virginalmente e ciò fu registrato dai magi, i guardiani del fuoco sacro. È come se ci fosse tutta una covata di quegli eroi particolari, assunti alla gloria in circostanze particolari, come se dal lontano passato la cosa si ripetesse circa ogni duemila anni e coinvolgendo solo delle popolazioni della Terra, tra cui le indoeuropee. Un noto Buddha pare che sia nato da vergine, ed anche sposato, fu considerato un avatara, ossia nell’ultima reincarnazione; pure un certo Sai Baba scomparso di recente in India si dice che sia nato così, ma nel mondo greco-romano vi sono già tante figure nate da una vergine “fecondata” da un dio. Non guardiamo a questo o quel dio, mi dicevo, poiché Dio non esiste se non come proiezione della mente umana; guardiamo piuttosto ai fatti concreti, e, se non è impossibile a vergine di riequilibrare un gioco-forza perduto, allora esiste un’occulta ragione genetica, una cosa rara e molto sporadica, del fenomeno stesso. Ed è come se il mitico femminino avesse tirato fuori i muscoli in una società patriarcale di soprusi e privazioni per rivendicare un diritto esistenziale, ma leggerne, io, il profondo non so fare. Di certo, come rabbino itinerante, quell’uomo ebraico fu dotato di poteri taumaturgici, ma li credetti del tutto naturali, prodotti dall’eccessiva energia ribosomica delle sue stesse cellule animali ed ereditati dal parentado materno, inconsapevolmente. Sì, sì: c’è un padre putativo che gli dà tutto l’onore di genealogia maschile, ma ciò è fortuito e geneticamente i due hanno da spartirsi ben poco di mitocondriale... Naturalmente resteranno tutte delle illazioni, queste, e quasi sicuramente il Graal non tornerà a esistere; del resto ciò non fu nascosto nelle Americhe grazie ai pochi Cavalieri Templari scampati a pauroso eccidio, ma in un certo senso le pannocchie di mais scolpite nella Cappella di Rosslyn, presso Edimburgo, ci dicono che una flotta vi arrivò ben prima di Cristoforo Colombo. A ragionarci così, sulla stirpe di sangue di quel Gesù crocifisso e di una Maria citata dallo gnostico Filippo, negli Apocrifi, c’è tutto da perderci in un mondo assassino come il nostro, rinnovatosi solo a parole e con i suoi tabù. E che cosa esso covi da tempo non c’è proprio da chiederselo, sfruttando l’infelicità e l’ignoranza altrui con delle lobby. Anche la Chiesa di Roma per secoli è stata un oscurantismo con le Sue purghe, ci voleva quasi tutti analfabeti e comunque servi di una dottrina infallibile e sessista, ed era Lei a eleggere i nobili; ora fa la brava crocerossina che parla di pace, perdonanza e concordia, ma in vero è ancora una tigre che brucia d’ira in questa giungla d’asfalto. Sono indignato per tanta ipocrisia e a costo d’essere indigesto l’ho scritto. Per concludere dirò che la Storia che Cicerone considerava maestra di vita, sembra non aver riproposto che prepotenze; ahimè, un turbine di violenza farà sempre tribolare a causa di spiriti uterini poco consolatori, che si atteggiano come fossero la verità colata da un favo: questa traccia solo una sterminata via di croci irte di chiodi, che sarebbe meglio occultare con arte. Non parlatemi più di buon governo di Dio, né della parola che, nella sua sacralità, si è fatta come una spada solo per mortificare e dividere.