I Signori del Pianeta

Pubblicato il da G B

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neanderthal giovane

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L’antropologo  Ian Tattersal è uno scienziato capace di divulgare con chiarezza i contenuti delle sue ricerche, spaziando in tutte le disparate discipline con cui viene alimentata l’antropologia, e ci dona spunti di riflessione sorprendenti.

 

Il primo riguarda la dibattuta selezione darwiniana. Secondo l’antropologo la selezione naturale ha rappresentato solo la ‘limatura degli estremi’ delle specie, non permettendo la riproduzione agli individui dotati di caratteristiche fuori dalla norma. L’evoluzione sarebbe quindi il frutto di anomalie, di ‘salti ontologici’ improvvisi che non permetterebbero la ricostruzione di linee evolutive continue e verificabili.

 

Uno di questi ‘salti’ improvvisi è stato la comparsa dell’Homo Sapiens. Le sue capacità di elaborazione simbolica e quindi di astrazione non hanno, secondo l’antropologo, eguali non solo nel mondo animale ma neppure in quello umano. Secondo Tattersal infatti i Neaderthal, molto simili a noi e con una massa cerebrale maggiore, non sarebbero stati in grado di elaborare simboli. La scomparsa dei Neanderthal è, secondo l’autore, un altro di quei salti improvvisi e sostanzialmente inspiegabili. Questo uomo, che ha convissuto con il suo omologo Sapiens, viveva in piccoli gruppi molto coesi ed efficienti nella caccia e possedeva doti fisiche e celebrali molto sviluppate. Nonostante le somiglianze fisiche notevoli, il Sapiens ed il Neanderthal non possiedono che pochissimi geni in comune.

 

La comparsa del Sapiens è stata quindi improvvisa nel centro Africa e, incredibilmente, il suo corredo genetico è più simile a quello dello scimpazè che a quello degli altri ominidi! La specie Homo quindi sembrerebbe essere stata generata in momenti differenti, in luoghi differenti e con tempistiche nette ed improvvise. Lo scienziato è stato suo malgrado incluso nella diatriba tra evoluzionisti e creazionisti ma lui ha sempre desiderato tenersi fuori da questa, secondo lui, inutile querelle.

 

Possiamo però utilizzare le sue conclusioni per trovare una possibile conferma dell’impalcatura di Zecharia Sitchin sull’intervento esogeno nella genesi del Sapiens. Non solo quest’ultima è stata infatti improvvisa ma è avvenuta nel centro dell’Africa (l’Abzu di Enki) ed ha dotato questo ominide del pensiero astratto. Il timore del dio biblico di questo 'scimmiotto primordiale' è stato quello di riconoscere in lui l’affiorare della coscienza. La coscienza è evidentemente una caratteristica che non può essere più fermata, di qui la necessità di cacciarlo dai suoi giardini e di abbandonarlo al suo destino.

 

L’uomo si è visto nudo, ha riconosciuto il suo simile ed ha imparato a discernere sul bene ed il male. Si è distaccato dallo stadio di automa servile a quello di essere cosciente. Purtroppo ancora oggi esiste la battaglia per riportarlo allo stadio di automa imbecille, complici tutte le religioni, i sistemi statali e gli inganni mortiferi dei nostri tempi. Se è esistita un’evoluzione questa ha riguardato solo l’anelito di libertà, verso forme di pensiero sempre più evoluto e pieno. Non fa parte della storia dell’uomo la soggezione o la schiavitù ma solo un desiderio di emancipazione, seppur primitivo e scomposto che sia.

 

Questa credo sia la più bella lezione del Dr. Tattersal.

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avalon carr 05/28/2013 12:39


Caro Ghigo, ti seguo da un annetto con grande ammirazione per il tuo lavoro di
divulgazione sul blog e per la qualita’ di quello che scrivi. Non posso fare a meno di scriverti quest'oggi per il curioso sincronismo (mi capita spesso ultimamente) tra la tua segnalazione del
lavoro di Ian Tattersall e quella di una carissima amica inglese che mi ha proprio scritto che ha quasi finito di leggere “Masters of the universe”, che poi mi passera’. La mia amica Diana, una
di quelle persone che a frequentarla ti si alza il QI, mi ha detto che il testo di Tattersall e’ molto ben scritto e documentato, e che una volta che si superano i capitoli un po’ ostici zeppi di
dati puramente paleologici ( i primi due) e’ molto godibile.  Anche lei mi segnala come nel libro si dia conto di una gran mole di ritrovamenti
fossili che, alla luce delle sofisticate tecniche di indagine oggi disponibili, mostrano come differenti tipi di ominidi esistettero simultaneamente e interagirono, il che seppellisce la credenza
del passaggio mancante. Vengono investigati anche aspetti come lo sviluppo di comportamento sociale, perdita dei peli corporei, dieta, cucina, in un racconto che sfocia nella considerazione che
siano il linguaggio e il comportamento simbolico a essere responsabili del succcesso dell’homo sapiens, da cui il titolo “Padroni del pianeta”.


Per rimanere nel tema della inadeguatezza (se non falsita’) dell’insieme delle
teorie storico-antropologiche , ti segnalerei la meravigliosa opera di Marija Gimbutas, che oltre a essere archeologa e’ linguista (conosce 25 lingue), esperta di folklore e mitologia, il che le
permette di interpretare  senza tramiti i reperti antichi provenienti da siti diversi. Nell’opera “Il linguaggio della dea” la Gimbutas sostiene che
tutte le culture piu’ vecchie di 5000 anni fa adorassero una dea madre, una creatura autofecondantesi che creava se stessa, divinita’ antecedente agli dei del cielo, maschi e guerrieri. Lo stesso
Quetzalcoatl, il serpente piumato, era in origine una dea serpente-uccello, poi maschilizzata. Le societa’ che adoravano la dea erano prive di stratificazioni sociali, non producevano armi,
conoscevano ceramica, tessitura, aratura e calcolo del tempo. Ma circa 5000 anni fa le antiche civilta’ pacifiche vennero rovesciate e al loro posto subentrarono schiavitu’, dinastie, guerra,
proprieta’ privata e religione organizzata. Si sviluppo’ la societa’ patriarcale che ridusse le donne a loro proprieta’ e comincio’ il controllo del comportamento sessuale femminile e della
prole. Tracce di questa consapevolezza antica persistevano negli indiani d’America, che fino all’arrivo dei colonizzatori non avevano termini che designassero lo stupro. Come nacque l’invasore?
Cosa lo rese tanto violento? Da quale luogo della terra (fulcro del problema) proveniva questa brutale forma di vita? Quelli che noi genericamente chiamiamo gli indoeuropei.


La Gimbutas e’ stata oggetto di grande scherno e denigrazione dopo che ha
pubblicato la sua opera. Curiosamente, la stessa autrice era oggetto di lodi sperticate quando seguiva il solco della storiografia ufficiale e , anziche’ mettere insieme una visione globale,
concentrava i suoi sforzi su ambiti limitati e circoscritti. A chi giova che si continuo a osservare il ramo, senza guardare la foresta intorno? Un caro saluto.

G B 05/28/2013 14:30



Ciao e grazie per il tuo interessante commento. Conoscevo di fama la Gimbutas e le sue teorie 'femministe' in antropologia ma non ho avuto modo di leggerne le opere,
forse anche perché difficilmente reperibili. L'Accademia rifiuta sempre ciò che può inficiarne la solidità, basti pensare a come fu osteggiato Freud all'inizio della sua carriera. Memorie di una
'dea madre' sono in effetti in tutte le culture. Interessante in proposito la visione di Tattersal in cui descrive questi coesissimi gruppi di Neanderthal, uomini e donne assieme, bambini ed
anziani, capaci di diventare un insieme forte e temibile. Dell'indeuropeo, il grande Giovanni semerano ne ha smontato l'attendibilità, dimostrando come
non esista una vera e propria matrice indeuropea ma solo chiare origini sumere ed accadiche nel suo ottimo: 'La Favola
dell'Indeuropeo'. Sulle sincronicità poi, ne dovrò scrivere perché ultimamente me ne capitano anche a me di sorprendenti! Segno anche questo dei 'tempi
ultimi'? L'interesse invece per l'antropologia mi permette di immaginare un costrutto dietro la nostra storia remota, che sembra proprio si allunghi fino al nostro presente. Chissà perché ci
sentiamo 'fuori dalla storia' anche se essa ha ancora, evidentemente, molto da dirci. Grazie ancora, un saluto