Exit Strategy?

Pubblicato il da Ghigo Battaglia

 

thx1138Da quanto abbiamo imparato a discernere del quotidiano sembrerebbe che una via d’uscita al corso dolente del nostro futuro non esista. Cerchiamo però di riassumere i punti chiave delle azioni mirate a danneggiare e/o modificare la nostra natura e l’ecosistema, scusandoci da subito per la ripetizione: instaurazione estesa e spesso immotivata dello stato di emergenza e di guerra,  diffusione di sostanze contaminanti (chimiche, radioattive, biologiche) nell’ecosistema attraverso vari vettori, gestione assistita del ciclo del cibo (additivi, aspartame, ogm, codex alimentarius, etc.…), creazione di crisi finanziarie artefatte, gestione programmata degli eventi, programmazione dei media, scelte energetiche ed ambientali miopi e deleterie, azioni di disturbo delle sicurezze sociali e personali, gestione apparentemente incauta della sanità pubblica, centralizzazione dei luoghi decisionali. Tutte queste azioni che nel corso del ‘cammino’ di questo blog abbiamo considerato più in profondità, si rivelano spesso essere dirette dalle stesse persone oppure dagli stessi gruppi di potere economico o politico. Si tratta quindi non di operazioni disgiunte o di conseguenze indirette dell’agire umano nei diversi settori della vita collettiva,  ma di un’azione concertata sin nei dettagli a livello planetario e gestita con grande profusione di uomini e mezzi. Si dovrebbe quindi concludere che esista un fine ben preciso a questo programma e che non si tratti quindi di azioni, seppur deleterie, ma slegate tra di loro.

Un unico programma ed una sola ‘testa’ che lo concerta.

 

Allora dobbiamo interrogarci su quale sia lo scopo ultimo di questo programma perché è chiaro che lo scopo sarà stato ben presente a chi ha messo in piedi questa operazione colossale. Nei post precedenti abbiamo individuato nel ‘terraforming’ un possibile fine a queste operazioni. Abbiamo escluso il profitto ed anche, ma solo in parte, le esigenze di sfoltire la popolazione mondiale. L’instaurazione di un Ordine Mondiale lo abbiamo avvertito come una realtà già presente ed un mezzo per raggiungere uno scopo ulteriore. Non restava che propendere verso le esigenze di rimodellazione del ‘creato’ per renderlo un habitat nuovo, differente e ben controllato da chi ha gli strumenti per farlo, ossia le pochissime istituzioni e corporation internazionali in grado di gestire ed organizzare la manipolazione genetica estesa delle forme di vita di questo angolo d’universo. All’inizio del nostro cammino inoltre, mai ci saremmo immaginati di dover considerare la presenza di forme di vita diverse dalla nostra, ‘aliene’ per intenderci: partiamo infatti da punti di vista legati alla logica, alla razionalità ed al pensiero scientifico. Eppure, e proprio per questo, ad un certo punto della nostra ricerca l’eventualità di prendere in esame anche questa possibilità ci si è parata d’innanzi in tutta la sua inquietante presenza.

Non possiamo, per mancanza di prove, avanzare ipotesi ragionevoli a riguardo, prendiamo solo atto degli ‘outing’ fatti da istituzioni e personalità molto in alto e molto in vista come alti prelati del Vaticano ed alcuni alti membri degli eserciti e dei governi occidentali. Queste esternazioni ci hanno fatto riflettere e ci sono sembrate un modo di ‘mettere le mani avanti’ in vista di una qualche possibile novità sul tema se non di una epifania completa, in particolare quando sentiamo dire da esponenti del clero la frase: ‘gli alieni sono anch’essi figli di Dio’.

 

Lasciando per il momento questo aspetto, che sarebbe però irragionevole ignorare, torniamo e soffermiamoci sulle finalità di questa operazione di rimodellazione del Pianeta ed immaginiamoci la Terra del giorno dopo. Premettiamo che non conosciamo la durata di questa ‘notte’ e non sappiamo quanto durerà, sappiamo però che è già iniziata. Non assistiamo infatti ad esperimenti ma all’attuazione di un programma già in fase avanzata verso il suo completamento.

Il Mondo del giorno dopo potrebbe essere molto meno popolato dell’attuale. L’umanità sarebbe stata decimata da guerre e loro conseguenze nonché da una serie ripetuta di disastri ambientali, economici e sociali (i celebri ‘combined disasters’ del gioco di carte degli Illuminati che si stanno tutti puntualmente avverando). La parte rimasta di umanità potrebbe trovarsi ad interagire con elementi sintetici messi a sostituzione od integrazione di parti del suo corpo in un habitat irreale, fatto di specie nuove tanto silenti quanto inquietanti nella flora e nella fauna. L’integrazione organico-sintetica avrebbe raggiunto un punto di indistinguibilità tale da far riflettere sulla motivazione e sull’utilità di tali denominazioni discriminanti. Il ‘diverso’ sarà assimilato al tutto in un ‘nuovo’ omogeneo e coerente. Non vogliamo neanche soffermarci su cosa vorrà dire per noi la fase di passaggio, preferiamo non pensarci. Pensiamo però che il Mondo Nuovo non conterrà delle istanze umane da cui, forse, non ci saremmo mai voluti separare. Parliamo della speranza, della pietà, dell’amore, dell’amicizia, della creatività, della libertà e profondità del pensiero, in una sola parola dell’Umanità nella sua espressione più bella, completa e sensibile.

 

In questo nuovo scenario l’uomo verrebbe ridotto ad un essere senziente, inanimato e teleguidato, stato esistenziale che, come appare evidente alle anime sensibili, è già cominciato.

Esiste una Exit Strategy da tutto ciò? Esiste la possibilità cioè di fare una ‘fuga dal futuro’?

Pensiamo di si, invertendo da subito il nostro modo di agire e di pensare. La coercizione subdola della comunicazione di massa ci fa pensare che la nostra attività del pensiero avrà una componente grande sulla riuscita o sulla disfatta di tale operazione. Appoggiare il programma o no? A noi la scelta, ricette non ne esistono, il programma è molto pervasivo e ben organizzato ma il pensiero di ognuno di noi può interagire con esso e creare non poca difficoltà al suo compimento … dàmose da fà! Occorre però prima prendere coscienza di tutto ciò e questa fase iniziale sembra paradossalmente lo scoglio più duro da affrontare.

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