Distruggi Italia

Pubblicato il da G B

 

Appare ormai un aspetto palese dell’azione politica del governicchio Renzi e di quelli precedenti: quella di affossare definitivamente il paese dello stivale, togliendogli l’ultimo baluardo di civiltà che gli ha impedito di sprofondare completamente nella barbarie, il suo passato.

Con quest’ansia ‘rottamatrice’, il buffo personaggio fiorentino alla guida politica della nostra penisola tenta di congedare lo scudo principe degli italiani contro l’inciviltà dell’arroganza e della sopraffazione: il vecchio, l’antico.

L’Italia deve tutto al suo passato. Senza la mole di memorie fisiche e culturali profondamente umane che la caratterizzano, l’Italia non è altro che un lembo di terra di conquista in mezzo ai mari, un’appendice dell’Europa predatrice, un ponte naturale verso il petrolio marino e le risorse d’oltremare, un serbatoio di mano d’opera ad alta specializzazione ma dal costo bassissimo.

In questo la stanno riducendo. Con quell’arroganza mista ad ignoranza tipicamente comu/catto/masso/scoutistica, stanno procedendo ad eliminare le ultime barriere che separano il popolo che insiste su questo territorio e la sua dissoluzione, sia fisica (basti pensare al dilavamento alluvionale indotto) che psichica, sia sufficiente osservare la mole di operazioni di controllo mentale di massa in corso.

Perché distruggere l’Italia?

Perché era/è un paese meravigliosamente ricco. Popolato da genti civili e diversissime tra di loro eppure solidali e profondamente felici di interagire. Perché era un paese dove poteva compiersi il miracolo di gustare prodotti alimentari antichi, unici ed incontaminati, mentre si costruiva il più sofisticato dei satelliti spaziali.

L’Italia era un serbatoio unico di umanità al suo massimo splendore. Picchi inarrivabili di generosità, acutezza, cultura e scaltrezza emergevano abbondanti dalla sua solida e longeva popolazione. Ovviamente tali genti erano capaci anche delle peggiori nequizie, non esiste il bene assoluto senza il male infatti.

Non si tratta allora di un elogio alla memoria ma di un disperato tentativo di impedire lo scempio finale. Riprendiamoci il paese prima che sia troppo tardi. Riprendiamoci innanzitutto noi stessi, impedendo alla disgregazione di coinvolgerci e poi volgiamo lo sguardo intorno a noi. Quanta miseria, quanta infelicità, quante mirabolanti occasioni gettate a mare ... eppure quante risorse e possibilità!

Un tempo erano i fascismi e le congreghe palesi ed occulte a distruggere il paese, oggi l'osceno pensiero unico di una sedicente modernità che nasce vecchia e decrepita, con il suo odore nauseante misto di incenso, alluminio, silicio e, purtroppo, fango.


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