Dissoluzione

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    shiva 

statua di Shiva davanti alla sede del CERN di Ginevra

   

    autore: Giovanni Ranella

   “Orsù del rito tuo fai ambulacro …”   (anonimo sec. XX)

 

Possiamo costatare come negli ultimi giorni il cielo è oggetto di un'intensa attività d’irrorazione chimica. A questo punto, per noi persone comuni, accorgersi di tale attività parrebbe davvero essere una circostanza del tutto superflua.

Tale attività, di presumibile geo-ingegneria clandestina, dimostra in ogni caso essere l’inequivocabile segnatura della cifra temporale coincidente con la fase d’estremo decadimento raggiunto dal Ciclo in cui la presente età storica è racchiusa.

La circostanza critica in cui ora versa la vita intera, è presagita dall’avvilimento stesso dello spettro luminoso naturale, quotidianamente smorzato dalle velature chimiche sospese a mezz’aria nei cieli di mezzo pianeta.

L’uomo comune è impotente di fronte a tutto ciò. Siamo infinitamente sovrastati da decisioni stabilite da chi ora intende manomettere in simile maniera l’ecosistema; evidentemente considerato come una sorta d’indistinto serbatoio-laboratorio, in cui vige la regola perniciosa della ricerca per la ricerca.

Ad aspettative di sfruttamento solo materiale, del Cosmo è sacrificata ogni misura e rispondenza.

L’età della tecnica afferma l’egemonia di un’attuazione brutale, livellante nell’ordinarietà più meschina ogni ricchezza appartenente al pianeta. L’intimo spegnimento d’ogni caratteristica sana e venerabile, propria all’affermazione della vita cosciente, è la mira dell’organizzazione meramente tecnica.

La quintessenza simbolica di tale sovversione nichilista, travestita con la menzogna dell’innovazione indistinta, sembrerebbe insospettabilmente celebrata dall’acceleratore di particelle del CERN.

Non avrebbero posto altrimenti al suo ingresso una statua di Shiva, divinità del principio e della fine. Esplicito riferimento allegorico, sigillo solenne di cui s’avvale il Moloch tecnologico nella pianificazione ultima che intende confinare ogni nostra singola aspirazione in un circuito sottovuoto.

Il CERN, attuerebbe una modalità sperimentale insospettabilmente liturgica, un aberrante mistero e segretissimo culto freddamente elaborato e celebrato dai cosiddetti uomini e donne votati alla scienza.

La materia impalpabile racchiusa dalla circolarità riprodotta nella forma stessa del laboratorio, è sottoposta a continue e vertiginose accelerazioni, attraverso le quali si realizzerebbe, mediante complicate centrifughe sub-atomiche, il definitivo sovvertimento della compagine temporale previsto per la fase conclusiva dell’attuale Yuga.

Una casta tecnocrate opera per mutare la nostra identità.

La sua aspirazione in fondo, possiamo considerarla anche come pienamente legittima.

Lo sarebbe solo per come è riuscita ad affermare tanto pervicacemente il suo abnorme proposito. Disarmonia, contaminazione, disonore, cupidigia, costituiscono i supporti immorali maggiormente evidenti del progresso industriale e scientifico.

Non c’è dunque da maledire nessuno. “Loro” hanno già maledetto il mondo facendosi espressione, più o meno consapevole, di una giuntura apocalittica profetizzata sin dalla notte dei tempi la cui realizzazione culmina proprio nel momento presente. Comprendere questo è la nostra difficoltà, il nostro tormento. Una consapevolezza che ci esorta a “uscire in spirito” dalla durata di un tempo falsificato, manovrato da interruttori e ripetitori di radiazioni artificialmente aggravate.

Per il piccolo uomo contemporaneo non si tratta più di postulare una nuova teoria metafisica. La cifra dei tempi e del proprio tempo si misura solo interiormente, privatamente.

Per quest’Età, sempre più deteriorata, la rotta è già stata segnata: l’approdo finale è la dissoluzione di questo tempo, in ogni caso, per noi, è il ritorno alle inesistenti sorgenti dell’essere. 

Non lasciarsi smarrire dal fragore degli eventi esterni è il nostro mandato.

Gli invisibili Guardiani di soglia, anch’essi agiscono in un dominio meno apparente ma pur sempre esterno al nucleo ineffabile di cui noi saremmo gli inquieti custodi.

Qui l’essenza di ogni poesia, d’ogni autentica virtù marziale, d’ogni bellezza corrosa, dissolta, dall’attuale egemonia nichilista dissimulata nella nozione di “progresso”.

 

http://fragmenta2011.blogspot.it/

https://begoodstewardsofmotherearth.wordpress.com/2010/11/07/the-large-hadron-collider-and-the-statue-at-cern/


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francesco 03/09/2016 21:57

Esserci e il nulla (2014)

La Notte ha negli occhi di gatto
Viali azzurri, arcate di stelle
Tra i capelli di seta, ranuncoli
D’argento lungo le lisce braccia
Che trattengono un dolce sospiro.
La quiete è come una musica
Sacra che si apprende in grembo
A città madre, varcarne le porte
È fare di un denso colore un’arte.
In questa corte immersa nel silenzio,
Così cinta da palazzi di cui indovino
I trascorsi nel mattone e nella pietra,
Sosto. E mi chiedo che cosa ci sia
Di veramente duraturo, cosa di noi
Resterà oltre alla consapevolezza
D’esser vissuti in mondo caotico,
Di dissonanze. Non di noi, povera
Semenza, si leggerà in libri di storia,
Dacché si inventò la bella scrittura;
Con amore la storia tradisce uomini,
Cancella memoria; essere di buona
Volontà conta poco ai grandi numeri
Che si crogiolano su allori legiferando.
Non mi interessa questo o quel dio
Che nella religione ha dato una causa
Anche per la sofferenza materiale,
Non credo ad alcun paradiso perduto,
Perduto semmai per decaduta nobiltà
Di antichi privilegi. Siamo umani:
Da sempre la morte è nel nostro sangue.
Solo un grande nulla fascia l’universo;
Tra varie pulsioni e altri accadimenti
L’essere tanto importante conta poco.
Per carità! Chi non è un po’ altruista,
Ma dei sentimenti che non si hanno
Non si possono avere e stop. Ventate
Di violenza portano seco cattiveria
E putredine. E allora? Tappiamocelo
A cotanta sudorazione; tornati ai pochi
Cari affetti, con quel senso di nausea
Che penetra ogni osso, cerchiamo
Di dormirci su, con un occhio chiuso
E uno aperto. La cara libertà, solo
Questo bene ci sia concesso dalla vita.
Al diavolo tutte le filosofie di stupro
E di strage, e chi è pronto a sacrificare
I suoi figli in nome di una politica
Schizofrenica. Armiamoci di pazienza,
Sperando nei pochi giusti che verranno.

paolo 11/26/2014 22:17


Diciamo pure che i ricercatori - ma di che cosa? - che lavorano al CERN di Ginevra si sono indebitamente appropriati del simulacro del dio Shiva, signore della distruzione e dissoluzione ma anche
signore degli asceti. Lo Shiva danzante viene tradizionalmente associato al risveglio della kundalini e preso ad emblema delle energie che si liberano nel corpo del meditante aventi per obiettivo
la palingenesi del medesimo. Quinidi niente a che vedere con le malsane pseudo-alchimie derivanti dallo stravolgimento della materia perpetrato con scariche energetiche immani. Come avvertiva
Guénon la dissoluzione è in atto da tempo ormai e gli scienziati pazzi possono al massimo affrettarne la compimento. Dissoluzione che però non è fine a se stessa ma preludio - da non confondere
con la speranza - alla ricreazione imminente del Cosmo. 

Ghigo Battaglia 11/27/2014 08:35



Senz'altro Paolo. La deformazione ed il sovvertimento delle felici ed antiche simbologie tradizionali è un andazzo ormai consolidato dei nostri 'antagonisti
avversari'. In Shiva ad esempio, alla distruzione viene associata la redenzione ed il rinnovamento, necessaria alla vita così come lo
è l'inverno per i germogli di primavera. Al CERN, ne sono convinto, solo in pochi conoscono il vero scopo ultimo di quell'immane struttura misteriosofica. Centinaia di
'scienziati' si adoperano infatti per condurre solo frammenti di operazioni di cui, a mio parere, non comprendono il fine ultimo. Davvero un bel mistero a pochi passi dai nostri confini
nazionali. Il pericolo poi che si annida nel suo funzionamento non è così immaginario ... ciao