Deserto Italia

Pubblicato il da G B

 

A quando il crack finale? A sentire le campane della propaganda di Stato la recessione appare come un lontano ricordo mentre sarebbe in corso addirittura una certa qual ‘ripresina’. Se si sciorinano invece i dati ISTAT (da soppesare comunque con una certa diffidenza), ne esce un quadro disastroso, senza apparente via d’uscita. Occorre ricordare come siano da sommarsi ai disoccupati ufficiali le centinaia di migliaia di 20-30enni che dilungano gli studi superiori pur di non sommarsi ai milioni dei senza lavoro delle statistiche. Preoccupa davvero l’ultimo dato sul calo delle nascite. Che la crisi finanziaria artefatta incida sul numero dei nascituri è davvero disumano. Che quattro numeri in mano a cinque psicotici riduca il numero degli esseri umani sul pianeta è un fatto che dovrebbe far riflettere chi non si occupa di dietrologia e complotti ai danni del genere umano. Chi dobbiamo ringraziare per questo genocidio potenziale? Il quadro in cifre:

L’occupazione: 6,3 milioni tra disoccupati e inattivi - Sommando disoccupati (3 milioni 113mila) e forze lavoro potenziali (3 milioni 205mila) si arriva alla cifra di oltre 6,3 milioni di persone senza lavoro. Peggiorano anche i divari territoriali, facendo registrare una perdita di occupazione nel Mezzogiorno superiore al resto del Paese. I giovani sono il gruppo più colpito dalla crisi: i 15-34enni occupati diminuiscono, fra il 2008 e il 2013, di 1 milione 803 mila unità, mentre i disoccupati e le forze di lavoro potenziali crescono rispettivamente di 639 mila e 141 mila unità.

Gli investimenti nella ricerca - Riguardo l’innovazione, l’Italia continua ad investire in Ricerca e Sviluppo (R&S) una quota di Pil distante dall’obiettivo definito da Europa 2020 (1,25% a fronte dell’1,53%). “Il ritardo è vistoso anche nella spesa delle imprese (0,7% del Pil contro 1,3% della media Ue27). Quasi un quarto di questa spesa si deve a multinazionali estere”.

Aumento italiani che espatriano - Nel 2012 gli italiani di rientro dall’estero sono circa 29mila, 2mila in meno rispetto all’anno precedente, mentre, al contrario, è marcato l’incremento dei connazionali che decidono di trasferirsi in un paese estero. “Il numero di emigrati italiani è pari a 68.000 unità, il più alto degli ultimi dieci anni, ed è cresciuto del 35,8% rispetto al 2011.

Nel 2013 minimo storico nascite - Nel 2013 si stima che saranno iscritti in anagrafe per nascita poco meno di 515 mila bambini, circa 64mila in meno in cinque anni e 12mila in meno rispetto al minimo storico delle nascite registrato nel 1995. “Le donne italiane in età feconda fanno pochi figli, in media 1,29 per donna, e sempre più tardi: a 31 anni in media il primo figlio”.

Su di un paese sul quale incombono scie chimiche, chiesa cattolica, mafie e massonerie bianche nere rosse e gialle, propaganda mediatica estrema, occultamento di rifiuti tossici ed altre ‘porcherie’ varie fisiche ed etiche, si fa davvero fatica solo ad intuire una qual via d’uscita dal suo disastro annunciato. Il calo delle nascite e la ben comprensibile fuga dei giovani all’estero ammanta il tutto di una luce sinistra.


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