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Il lungometraggio animato della Disney ‘Biancaneve e i sette nani’ racchiude una metafora sinistra? Analizziamone assieme il contenuto senza pregiudizi, ignorando la copertura storica, ridondante e sdolcinata che lo pérmea. La storia appare semplice e complessa al tempo stesso. In un primo momento si è portati a constatare le vicende di una principessa smarrita che si è rifugiata presso i semplici alloggi di alcuni simpatici minatori in attesa di incontrare il suo vero destino sotto le insidie però di un’altra principessa, di lei invidiosa, che tenta di ostacolarne il cammino. Il lieto fine, conclude questa favola su cui molto si è scritto e detto, soprattutto nell’analisi psicologica dei personaggi principali. Cerchiamo di procedere con ordine ponendoci alcune semplici domande.
Chi sono i nani? I nani (dimensione della commedia) sono minatori dagli aspetti pittoreschi; rappresentano una condizione esistenziale subalterna, prona e ben lontana da pretese estetiche, come ben evidenziato dalla loro casa, semplice e rozza ma, in qualche modo, funzionale. I nani hanno un’etica essenziale basata sul duro lavoro, senza ‘grilli per il capo’ tranne alcune veniali piccole licenze dovute all’assecondare le differenze caratteriali di ciascuno di loro. I nani, in abiti da lavoro, si adoperano all’estrazione di pietre preziose il cui ricavato non va evidentemente nelle loro tasche. Per chi lavorano allora? Chi ha instillato in loro l’etica del buon lavoratore, che ricorda molto l’etica comunista dell’operaio modello? In parole assai semplici: chi glielo fa fare di lavorare come matti senza nulla avere in cambio? La loro è una condizione esistenziale simile alla schiavitù anche se non emerge dal film chi sia il promotore di questo schema sociale. Biancaneve (dimensione della tragedia) appartiene ad una condizione esistenziale posta su un livello differente. In confronto ai nani è infatti un gigante, bello ed aggraziato. Di lei si può dire che non abbia lavorato un giorno in vita sua e che si sia occupata di faccende leggiadre e futili. Una donna di corte quindi con un DNA sicuramente diverso, dominante e con caratteristiche superiori. I nani subiscono subito il fascino della loro ‘Dea’, che dispensa loro consigli e li illumina alle buone maniere. Ci troviamo quindi di fronte a due gruppi genetici con finalità decisamente diverse.
La strega sembra appartenere a questa seconda genìa (o forse ad un'altra in competizione con la prima), evoluta e potente. La sua dimora è un castello-laboratorio oscuro ed articolato. La strega sembra possedere conoscenze scientifiche superiori, tra cui quella di poter ‘vedere tutto ciò che accade’ ed il fine per cui si muove è essenzialmente negativo. Sente il suo carisma inficiato da Biancaneve e decide di eliminarla, come se fosse un elemento estraneo di uno status quo che non deve essere modificato. La paura è forse quella che possa sobillare i nani alla rivolta? In questa fase il racconto somiglia molto alla trama del film ‘Metropolis’. Comunque sia, le due figure femminili in contrapposizione appartengono alla categoria estetica del sublime in contrapposizione a quella pittoresca dei nani e della natura tutta (uccellini, alberi, etc. …). La mela avvelenata ricorda molto la vicenda di Adamo ed Eva ed il morso della mela contempla la caduta in un sonno comatoso eterno. Il Principe azzurro, anch’egli appartenente alla genia dei giganti, interviene per spezzare questo incantesimo che ha come conseguenza l’astrazione di Biancaneve in un’altra dimensione, ben lontana da quella terricola dei nanetti (assunzione). Dove va a finire Biancaneve e da dove veniva? Sembra infatti che la protagonista di questa favola appartenga ad un’altra dimensione esistenziale, un ‘non luogo’ lontano ed inaccessibile. I nani infatti piangono la sua ‘dipartita’ sicuri di non poterla rivedere mai più.
La lettura disincantata del cartone della Disney comporta allora delle prospettive nuove che lasciano interrogativi pesanti sul significato recondito di tale lavorazione, uno dei film più visti in assoluto nel mondo. I nani suscitano ilarità, compassione e simpatia mentre le vicende eroiche dei protagonisti si dipanano in un crescendo tragico. L’eroismo sublime dei ‘giganti’ si contrappone alle mille astuzie pittoresche dei nani che non possono far altro che assistere inerti e sbigottiti allo svolgere degli eventi. I nani, siamo noi?
vedi anche:
http://freeskies.over-blog.com/article-accettare-i-demoni-monster-co-51641710.html
http://freeskies.over-blog.com/article-l-uomo-del-futuro-i-teletubbies-60269310.html
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