Alterità

Pubblicato il da G B

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Siamo oggi in difficoltà ma lo siamo sempre stati. L’Homo Sapiens ha da sempre tentato di modificare il suo habitat verso un obiettivo trascendentale, palesemente alieno al pianeta. L’Homo Sapiens adora l’artificio. Solo pochi individui della sua specie saprebbero sopravvivere in armonia in questo contesto naturale.

 

Il Sapiens medio si droga, si sposta all’interno di fumosi involucri di latta, passa le sue giornate di fronte a catene di cristalli liquidi elettrificati, in connessione remota continua con i suoi consimili. Preferisce abitare in scatoloni massicci, lindi ed asettici, imprigionato da potenti campi elettromagnetici. Anche il suo rapporto con la natura è dispotico: la piega, l’organizza, la plasma a tal punto da farle perdere il suo antichissimo e delicato senso.

 

L’Homo Sapiens è un grande modificatore. Sventra montagne, crea ponti, vola addirittura. Predilige i  cibi artefatti che hanno poca o nessuna reminiscenza della loro origine. Che dire della musica poi? Si circonda di ritmi ubiqui e cadenzati, in netto contrasto con le armonie distoniche della natura.

 

Il Sapiens è l’unico essere che sembra non appartenere a questo ecosistema. E’ come se avesse una profonda ma inconsapevole nostalgia di un ambiente diverso, molto diverso. Il sapiens è un ‘sistema aperto’: uno, nessuno e centomila. Il Sapiens è un grande contenitore di memoria, ognuno con la sua propria frequenza.

 

A dispetto delle panzane dei gruppi sedicenti ‘VERDI’ il Sapiens muove verso l’azione indifferente. Troppa è la spinta nel fare, troppa la voglia di  lasciare questo pianeta senza avere la possibilità di farvi ritorno! Un essere cosmico a cui la gravità (vedi foto sopra) dà evidentemente fastidio. Retaggi di un’origine sconosciuta? Echi di programmazioni perdute?

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